Fuzz Orchestra – Morire Per La Patria

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.2

8.2/ 10

di Alekos Capelli

Morire Per La Patria, terzo disco dei Fuzz Orchestra (coproduzione di un cartello di ben 15 etichette) mostra in che modo, sociologicamente parlando, l’arte è sempre e comunque un discorso sociale, un’incessante commento culturale ai fatti del reale. Luca Ciffo, Fabio Ferrario e il nuovo batterista Paolo Mongardi (Zeus!, Ronin, Fulkanelli) rispondono al proverbiale logorio della vita moderna con un opportuno riscatto (che è prima di tutto analisi) di quel calderone politico-sociale italico che va dagli anni’70 al presente, sempre partendo dall‘improvvisazione radicale di matrice heavy rock, su cui si innestano sample e noise tratti da film, documentari e vecchi vinili, in un caleidoscopio di suggestioni e citazioni che è un vero e proprio tableau vivant del nostro passato condiviso.

A livello prettamente sonoro l’impasto anarchico, già scuro e torbido, di Comunicato n.2 (2009) si complica ulteriormente, in un mare tempestoso di riff dal sapore sludge, stop & go, rullate impazzite e improvvise schegge melodiche stoner, che riescono a fondersi alla perfezione coi gli estratti audio, scelti con cura fra il materiale più pregiato del nostro cinema d’autore, politico e non. Ed ecco quindi concretizzarsi una galleria di personaggi kafkiani, composta dal Giordano Bruno di Volontè, il pasoliniano Giovanni Battista, il Ragionier Total di Petri, gli Uomini Contro di Rosi, in un gioco di metafore, allegorie e simbolismo dall’elevato peso specifico. L’esperienza d’ascolto diventa in questo caso anche un esercizio di decifrazione, un’indagine in cui vari indizi compongono un vasto scenario rock-politik, nel quale emergono relitti doom metal, inquietudini noise-core, tribalismi etnici e ospitate illustri. Stiamo parlando del bel violino di Dario Ciffo (La Proprietà),FuzzOrchestra dei fiati di Enrico Gabrielli ed Edoardo Ricci (Il Paese Incantato, In Verità Vi Dico) e dell’inconfondibile chitarra di Xabier Iriondo (Viene Il Vento), qui per certi versi vicino al suo recente Irrintzi. Presenze tutt’altro che marginali, in un contesto sonoro per sua natura polifonico e collettivo, in cui il trio Ciffo-Ferrario- Mongardi diventa nucleo fondante, occhio del ciclone, attorno al quale prende vita questa proteiforme sinfonia elettrica. Registrato dai Fuzz Orchestra alla Cascina Torchiera e M24 Studio (Milano), e mixato da Bruno Germano al Vacuum Studio (Bologna), Morire Per La Patria è un passaggio obbligato, per capire la temperie artistica che si agita nel sottobosco culturale nostrano, fortunatamente ben più fertile, vispo e vitale dei ben più blasonati circuiti commerciali, ai quali manca tanto il talento, quanto la salvifica (auto)ironia che in questa sede possiamo ritrovare a palate.Un manifesto, un’opera che risuona come dichiarazione d’intenti fondamentale: “Nella lotta legale, o illegale, per ottenere ciò che non abbiamo, molti si ammalano di mali vergognosi, si riempiono il corpo di piaghe, dentro e fuori, tanti altri cadono, muoiono, vengono esclusi, trasformati, diventano bestie, pietre, alberi morti, vermi. Tuttavia, un paese incantato sopravvive, dentro e fuori da noi. Per ritrovarlo dobbiamo essere pronti a sparare, sparare contro tutti i comandi, a cominciare dai nostri. Alzo a battuta zero e fuoco a volontà.”

(24/12/2012)

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Alekos Capelli
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