Fuzz – Fuzz

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Davide Agazzi
Ty Segall

Esisteva un tempo un certo fascino nell’attesa di un disco. Fare un salto in negozio per avere qualche novità, cercare di leggere le riviste di settore, andare ai concerti. Con Internet tutto questo è cambiato e non lo si scopre certo oggi. Qualcosa però è cambiato di nuovo, almeno in Californa, dove Ty Segall non smette più di produrre dischi. E dove chi scrive di musica non riesce a finire una recensione che già deve ascoltare il suo nuovo album.

Tutto questo sarebbe un enorme problema, anche abbastanza fastidioso, se il soggetto in questione non fosse davvero una delle migliori menti compositive di questi anni. Nel suo settore, ovviamente, che è costituito da rumori assortiti e distorsioni di ogni genere. E così, dopo averlo ascoltato nella sua ritrovata veste acustica solo poche settimane fa con Sleeper, ora lo ammiriamo estasiati nei panni del rocker nostalgico, con un occhio ai Blue Cheer, l’altro ai Black Sabbath e la voglia di spaccare il mondo che neanche Sid Vicious. Segall torna alla batteria, affiancato da due suoi amici di vecchia data, come il bassista Roland Cosio ed il chitarrista Charles Moothart, ed il suono è un insieme di riffoni d’altri tempi che fanno impallidire per piglio e sfrontatezza. Non sappiamo bene quante teste di pipistrello abbia dovuto staccare per riuscire a tirare fuori l’intro di Earthen Gate o quante bevute si sia fatto con i Radio Moscow per ripassare un po’ di accordi dei tempi passati, rimane il fatto che questi Fuzz non possono essere visti solo come l’ennesimo progetto di un Segall stracolmo di idee da piazzare in qualche modo. I Fuzz rischiano di essere davvero un power trio capace di mascherare l’estro del cantante per far spazio ad un progetto più maturo, consapevole e musicalmente più “erudito”. Insomma, non è il solito, strepitoso, macello di Slaughterhouse, nè la psichedelia-garage che fa a botte con i Thee Oh Sees. In queste otto canzoni c’è un bel succo di musica passata, che ancora oggi riesce a far vibrare fegato ed intestino (per farsi un’idea ascoltare i sei minuti dell’infinita Loose Structure o la carica adrenalinica della frenetica Preacher). Inutile fare presupposti di ogni sorta sul futuro di Ty Segall, dei suoi progetti e di questi Fuzz. Limitiamoci a vivere nel presente.

(08/10/2013)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.