Funeral Suits – Lily of the Valley

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.5


Voto
7.3

7.3/ 10

di Giorgio Albano

Inglesi,e non potrebbe essere altrimenti.Per la precisione i quattro ragazzi che compongono i Funeral Suits vengono dalla verde Irlanda; tuttavia le loro sonorità traggono tanto da tutta la scena indie inglese degli ultimi anni. Maccabees, Franz Ferdinand Bloc Party, Arctic Monkeys e tanta elettronica sempre made in England. Il disco ha avuto una gestazione piuttosto lunga, James e soci ci hanno lavorato su ben due anni,e con ottimi risultati. A ritmi e sonorità rock si sposa benissimo un elettronica ad oggi “molto di moda”. In effetti la formula usata dai Funeral Suits non è troppo innovativa, visto che di gruppi che tentavano di raggiungere questi risultati ce ne sono stati tanti. La vera di fferenza tra gli altri e “Lily of the Valley” ,è il fatto che i Funeral Suits lo fanno con un pizzico di incoscenza e senza riflettere troppo sulle conseguenze. Il sound delle chitarre è spesso molto acido e coinvolgente, le linee melodiche accattivanti e decisamente ispirate dal movimento brith degli ultimissimi anni.In questo modo l’elettronica risulta essere solo un contorno con la funzione di smussare gli angoli piuttosto acuti del sond della band d’irlanda e rendere così il disco ancora più piacevole. Fondamentalmente i Funeral Suits continuano a lavorare seguendo la loro strada, le tastiere e i suoni campionati sono solo un ottimo espediente per armonizzare il disco. “Lily Of The Valley” contiene undici tracce e comincia con “Mary’s Revenge” ,traccia che rappresenta perfettamente ciò che abbiamo detto e che aspetta l’ascoltarore all’inizio dell’album. Un picco si ha poi nelle tracce centrali dove spiccano “All Those Friendy Peaple” e  “Colour fade”.Quest ultima traccia, usata come singolo già parecchi mesi fa, aveva già fatto capire a tutti che il disco e il gruppo sarebbero stati decisamente da segiure.In questa traccia, leggermente più lenta e meno distorta, i Funeral Suits riescono a tirare fuori davvero il meglio di loro e mettere in chiaro che la lezione indie pop degli ultimi anni l’hanno imparata piuttosto bene. Le uniche pecche che si possono riscontrare riguardano due fattori di cui abbiamo già parlato. Il suond, nonostante l’elettronica, risulta essere ancora un po troppo spinoso, segno dalla non ancora completa maturità dei ragazzi dal punto di vista musicale. Il secondo aspetto negativo riguarda ovviamente i tanti riferimenti ad altri gruppi. Se si vanno a scomporre le diverse componenti di una canzone ognuna di esse può essere accostata ad altri: la chitarra molto simile ad alcuni lavori degli Arctic Monkeys, la voce che prende spunto dai migliori White Lies ecc. In realtà anche su questo punto ci sono però delle atttenuanti: prima di tutto il gruppo ha tempo per poter staccarsi definitivamente dal passato. Inoltre tutte queste citazioni risultano molto chiare se si scompone , come detto, la canzone in componenti e si presta attenzione ad ognuno di questi singolarmente. In reatà nell’insieme la canzone crea un effetto particolare. Tanti richiami che si mischiano tra loro e diventano molto meno definiti,creando comunque un ottimo effetto complessivo. Bel disco, per gli amanti dell ‘indie-rock come si deve.

(02/07/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.