From The Vastland – Kamarikan

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Alekos Capelli

Fa sempre piacere poter constatare come la (buona) musica non abbia davvero confini geografici e culturali, anche in paesi nei quali la varietà e la libertà d’espressione non sono sempre materie scontate e di universale diffusione. Parliamo in questo caso della repubblica islamica dell’Iran, paese d’origine di Sina, musicista dietro alla one-man band black From The Vastland, al debutto con la prestigiosa etichetta norvegese Indie Recordings. Questo atipico asse medioriental-scandinavo in chiave black metal non deve però stupire più di tanto, se ricordiamo la seminale globalità degli interessi musicali di un Euronymous, ad esempio, fra i primi a sdoganare territori a suo tempo marginali, nel metal estremo, come Canada (Blasphemy), Giappone (Sigh) o Brasile (Sarcòfago).

Parentesi storiografica a parte Kamarikan è un validissimo album black metal con tutti i crismi della miglior tradizione norvegese (Call Of The Mountain Battle), opportunamente calata in un contesto tematico e concettuale di discendenza arabica.
L’opener The Ahriman Wizard mette subito in chiaro le notevoli capacità e potenzialità di Sina, in possesso di un song-writing concreto, ortodosso, ma anche sufficientemente fresco. La struttura di questi sette brani è abbastanza chiara e codificata, e non sarà per niente difficile, all’habitué di tali sonorità, calarsi nelle tenebre ordite dai From The Vastland.

Rispetto ai colleghi nord-europei e comunque occidentali, il musicista iraniano ha dalla sua una tradizione musicale completamente differente che, pur non sfociando assolutamente in derive etno-folk (non sono di certo i nuovi Orphaned Land), si percepisce negli spunti melodici e nei momenti strumentali di passaggio e giunzione (Realm Of Cadaver Sovereign).
Kamarikan è insomma un ottimo prodotto di genere, competitivo e onesto, che fa ben sperare per le potenzialità di sviluppo futuro dell’underground artistico di un paese in cui, è bene ricordarlo, esistono ancora reati capitali come vilipendio del profeta Maometto, omosessualità e adulterio della moglie, puniti tramite impiccagione o decapitazione.

(16/06/2013)

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Alekos Capelli
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