Frightened Rabbit – Pedestrian Verse

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.7

6.7/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Giudicare male i Frightened Rabbit può essere facile: uno potrebbe ritrovarsi ad ascoltare il ritornello di una traccia qualsiasi del loro nuovo LP, Pedestrian Verse, e pensare di trovarsi di fronte ad un’altra creatura di quell’ondata mumfordcentrica che, per quanto ci abbia inevitabilmente esaltato nei primi tempi, comincia a puzzare un po’ di stantio. Se quella stessa persona decidesse però di scavare un po’ più a fondo scoprirebbe che i Frightened Rabbit sono qualcosa di diverso: rappresentanti di quel rock melodico a forti tinte folk che dalla fine degli anni 90 ha partorito band di grandi successo, sia al di qua dell’oceano (gli Snow Patrol, scozzesi come i Frightened Rabbit, o, più tardi, i Fanfarlo e gli ultimi Foals) sia al di là (The National e Counting Crows primi su tutti), il quintetto capitanato da Scott Hutchison si è mosso negli ultimi dieci anni su un sentiero musicale solido, fatto di una musica capace di coinvolgere molti appassionati in tutto il mondo. 

Frightened Rabbit

Come per gli album precedenti, il loro ultimo sforzo è un’opera di grande spessore, fatta di tracce enfatiche, emotivamente sovraccariche, in cui la voce tragica del frontman incarna melodie chiaroscurali di grande impatto. Questa tragicità, che da una parte costituisce (in quanto portata con effettiva eleganza) uno dei punti di forza di Pedestrian Verse, rischia, in alcuni momenti, di diventare una zavorra per il lavoro della band di Selkirk: e la soluzione sembra essere l’introduzione di pezzi più abbordabili (come Late March, Death March, il singolo che manca all’ultimo LP dei Mumford & Sons, o la tachicardica Housing in) che, sparpagliate qua e là, dovrebbero alleggerire il tutto. Ma il risultato che ne deriva -e questo può effettivamente essere il principale difetto di questo album- è un certo “sovraffollamento melodico”, come se la grande creatività di questa band scozzese non fosse stata meglio gestibile. D’altra parte, però, è difficile lamentarsi, perchè se Pedestrian Verse non può dirsi un concept album o un’opera destinata a cambiare la storia della musica, essa invero contiene dentro di sé un campionario musicale tale da soddisfare pressoché chiunque: dal rock urbano di Holy (chi qui non sente gli Snow Patrol di It’s Beginning to Get to Me?) a quello da stadio di Act of Man e Snow Till Melting, dagli arpeggi di Nitrous Gas ai cori (contagiosi, ammettiamolo) di The Woodpile, la scelta è assicurata. Chiedere di più ad una band che da diversi anni, senza mai fallire, si è dedicata anima e corpo nel plasmare canzoni sulla forma delle emozioni umane sarebbe, oltre che sintomo d’ingratitudine, un gesto di scarsa intelligenza.

(17/02/2013)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.