French Films – Imaginary Future

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Giorgio Albano

Non lasciatevi ingannare, i French Films di francese hanno solo il nome. Il gruppo proviene dalla fredda Finlandia e questo è il loro album di debutto. Per la verità, come spesso accade, il gruppo aveva già fatto parlare di se via Web, scomodando anche paragoni scomodi con gruppi del calibro di  Cure e Joy Division. Qualche settimana fa è finalmente uscito “Immaginary Future”, disco atteso parecchio da critica e pubblico. L’ album è abbastanza breve, contiene soltanto dieci tracce per un totale di circa quaranta minuti di musica. Il loro sound in effetti ricorda quello dei due gruppi citati sopra ma si caratterizza per una componente spensierata ed allegra più vicina forse a gruppi come i super citati Vaccines o i Drums. Anche la voce del cantante, Johannes, ricorda molto il timbro di Vaccines o White lies. Tutto questo è alla base della critica che spesso viene fatta ascoltandoli: si ha sempre la sensazione di qualche cosa di già sentito. Il gruppo non è male, ha delle buone idee e come sound in sé si distacca abbastanza dalla scena indie-rock attuale proprio grazie a quelle citazioni musicali o testuali provenienti da Cure o Joy Division di cui parlavo prima; tuttavia la voce di Joannes è troppo simile a quella di migliaia di altri gruppi, e tal volta le citazioni sono davvero troppo marcate. In questo modo i French films (ok forse anche il nome non aiuta) ricadono nello stereotipo di gruppo indie, stereotipo che a mio parere rischia di stancare in fretta. Dopo questa lunga premessa, e cercando di sorvolare sul deja vu che aleggia per tutto il disco, non si deve pensare che sia tutto da buttare. Il disco comincia con “This death town”traccia caratterizzata da una intro e un sound di cui  Robert Smith sarebbe fiero e che fotografa in pieno lo stile del gruppo.

Tuttavia i  “film francesi” non si limitano solo ad esternare influenze del passato. In canzoni come “Pretty in decadenze” ( primo singolo estratto) o ”Escape in the afternoon” il gruppo finnico mostra di aggiungere anche qualche cosa e saper, nonostante tutto, riportare il disco ai giorni nostri tirando fuori il materiale migliore.

La più grande qualità del disco e del gruppo è proprio questa: la capacità di modernizzare un sound ormai considerato superato, mettere tutto quel filone di musica al passo con i tempi. Riflettendo in questa ottica l’ album riguadagna spessore e motivi per essere ascoltato. Usando una frase non mia , ma che fotografa bene il disco, si ha sempre la sensazione di sentire qualche cosa di già fatto ma allo stesso tempo qualche cosa di nuovo. Inutile dire che il disco è adatto a tutti i nostalgici, vecchi e nuovi.  Vi lascio con “Pretty in decadence”, come detto ,primo singolo estratto.

(26/11/2011)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.

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