Franco Battiato – Apriti Sesamo

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
7.0

7/ 10

di Paolo Angeletti

Dopo diversi anni che lo hannno visto assorbito da innumerevoli progetti paralleli, Battiato ritorna con un disco forse non all’insegna della sperimentazione che lo ha (quasi) sempre contraddistinto, ma sicuramente “suo” al cento per cento. Infatti, pur essendo il risultato di una straordinaria equipe di musicisti e artisti, fra cui, tra gli altri, è doveroso ricordare almeno il co-autore (spesso autore vero e proprio) dei testi Manlio Sgalambro e Faso di Elio e le storie tese, Apriti sesamo risulta comunque un disco impregnato dallo spirito di Battiato. Concetti, ambiti tematici, atmosfere e musicalità sono nel pieno solco del percorso artistico del cantautore siciliano, tanto da non discostarsi particolarmente dai suoi ultimi lavori; la sperimentazione che prima indicavamo come poco presente nel disco, naturalmente c’è, Apriti Sesamo passa con disinvoltura dal pop al rock, con le consuete venature di elettronica, tuttavia non si espande oltre quanto già esplorato dallo stesso cantautore nei lavori precedenti.
La nuova fatica di Battiato è un disco impegnativo, a tratti complesso, che affronta temi quali religione e spiritualità, filosofia e morale, scorrere del tempo e reincarnazione, avvalendosi di melodie delicate e piacevoli, andando a creare quella musica leggera così densa che caratterizza lo stile dell’autore catanese. La delicatezza delle melodie e, soprattutto, della voce patinata di Battiato, contrapposte alla solidità e alla profondità degli argomenti rendono Apriti Sesamo un’opera che scivola tra leggerezza e complessità, durante la quale è facile distrarsi, ma sulla quale è impossibile, dopo, non provare la sensazione di essersi persi qualcosa di importante e per cui valga la pena riascoltare il pezzo mancato.
Tra citazioni a 360 gradi e dialetto mescolato agli ormai proverbiali ritornelli in inglese (per molti ancora la parte meno digeribile dell’opera di Battiato), l’autore non perde l’ottimismo, disdegna il mondo presente e contemporaneamente lo ama troppo per potersi rassegnare a una condanna definitiva, arrivando a sperare nella reincarnazione, metafora anche del rinnovamento cui auspica giunga l’uomo e il mondo con lui.
Il disco del Maestro è un percorso di crescita, una crescita collettiva che passa attraverso quella personale, interiore e spirituale, che sfocia in maniera naturale nei parallelismi con la reincarnazione e con l’esperienza che deriva dalla vecchiaia. Un auspicio che si riassume nelle parole di Battiato: “Viva gioventù, che fortunatamente passa” e nell’utopico desiderio di tornare giovane per imparare più in fretta.
Una reincarnazione, sì, ma una reincarnazione morale.

(06/12/2012)

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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it