Francesco Guccini – L’ultima Thule

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Paolo Angeletti

Non canterò più, non scriverò più canzoni, nemmeno per altri

Con queste parole Francesco Guccini annuncia il suo ultimo disco e l’addio alla scena musicale, dopo 45 anni di onorata e prolifica carriera, costellata da dischi che hanno fatto la storia della musica italiana e che hanno collocato l’autore nell’olimpo dei cantautori dello stivale;
L’ultima Thule non è niente di meno di quanto ci si potesse aspettare, il disco di un maestro all’ultima lezione della sua carriera, intima, preziosa, evocativa, per i pochi alunni rimasti. Un disco nuovo che parla soprattutto del vecchio, ma pregno della vita attuale dell’autore le cui gioie e le cui paure emergono in ogni pezzo.

Una nave fra i ghiacci in copertina e 8 tracce, L’ultima Thule è l’ultimo viaggio dell’autore che guarda, malinconico, il mondo, ripercorre temi passati e mai dimenticati e descrive ancora una volta i compagni di una vita, con un velo di tristezza che facilmente acquisisce il sapore di un commiato.
gucciniI compagni della vita di Guccini, non necessariamente uomini, sono infatti anche la notte e il vino, da sempre amici fedeli, così come tutte le piccole sensazioni e le grandi passioni che colorano la vita e che tornano, elegantemente, in Canzone di notte n.4, Notti e, soprattutto, nella tristissima girandola di attimi de L’ultima volta.
Ricordi, malinconia, passioni e ideali permeano il disco, dalla struggente rievocazione della Liberazione di Quel giorno d’Aprile e la sua gioia stemperata dal dolore ancora troppo vivo, alla meravigliosa e dura Su in collina, i testi di Guccini lasciano trapelare dolore e passione, con passaggi a tratti commoventi e una forza sempre dirompente.
Atmosfere più scanzonate, tra irriverenza, cinismo e una malinconia che non scompare mai veramente, emergono invece maggiormente ne Gli artisti e, soprattutto, ne Il testamento di un pagliaccio, tra echi che vanno da Brel a Brassens, in un cinico addio a metà tra un manifesto di vita e un’affettuosa presa in giro.
Infine la chiosa, il commiato che da il titolo al disco, L’ultima Thule, dove Guccini, vecchio capitano stanco, passa in rassegna una ciurma ormai andata e si prepara all’ultimo viaggio, verso quella Thule, quell’isola mitica e utopica, dove il suo lungo viaggio avrà finalmente fine, insieme alla sua esistenza e al suo ricordo.
Tra riflessioni e angosce figlie della maturità e della vecchiaia, L’ultima Thule si presenta come un disco dolce, triste e malinconico, ma al tempo stesso veemente e vivo, Guccini attraversa il tempo di tempeste e di bonacce anche musicalmente, passando da una pacatezza melodica a momenti più infervorati, senza mai dissonare e ci consegna un magnifico epilogo, se effettivamente lo sarà, un epilogo che fa sperare che il ricordo di Guccini non si perda con la sua nave in una canzone, ma che in una canzone viva per sempre.

L’ultima Thule attende al Nord estremo,
regno di ghiaccio eterno, senza vita,
e lassù questa mia sarà finita
nel freddo dove tutti finiremo

L’ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un’ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo

(16/12/2012)

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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it