Foster the People – Supermodel

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Simone Picchi

foster_the_peopleLi avevamo lasciati con la promessa di ritrovarci per un altro album che desse ragione a chi, come il sottoscritto, credeva nel talento di Foster e soci. Non una meteora quindi, ma una giovane realtà che avrebbe bissato – almeno in termini qualitativi – il debutto avvenuto con Torches. Un pop leggero e fresco senza troppe pretese, ideale per giornate colorate, con buona attenzione per scelte musicali e liriche interessanti, affrontato con la leggerezza di chi ha padronanza del mestiere e non compone per piacere a tutti i costi, senza tralasciare l’aspetto grafico caratterizzato da scelte ben precise di character identificabili su tutto ciò che riguarda l’immagine della band.
Con l’opener Are You What You Want to Be? si ritrovano i suoni dei singoloni di successo della band come Pumped Up Kicks e Houdini, il tempo si ferma e l’impressione è quella di continuare l’ascolto del disco precedente. Best Friend è un’altra traccia danzereccia orchestrata tra ritmi funky, pianoforte che si aggiunge alla base ritmica e passaggi riflessivi. Non è un “disco-riconferma” e lo si evince dall’esplorazione sonora che ne segue. Coming of Age è il singolo che ha avvicinato l’uscita del disco mesi fa, non deludendo le aspettative riposte, con rimandi ai Coldplay pre-svolta elettronica. Il fantastico e la psichedelia trovano spazio nelle stralunate A Beginner’s Guide to Destroying the Moon e Pseudologia Fantastica. Le ultime tracce ci mostrano il volto acustico dei Foster the People, come in Goats in Trees e nella finale Fire Escape, ballad dove voce e chitarrasi tengon per mano, come nella migliore delle tradizioni cantautoriali. Supermodel è il prototipo ideale del pop interessante che staziona di tanto in tanto nelle chart di tutto il mondo. Quello della ricerca di ogni suono che non dà nulla per scontato nonostante le grandi melodie, dimostrazione di come si possa creare qualcosa di appetibile con più di due note. In un presente in cui la contaminazione tra generi è il pane quotidiano Mark Foster e scagnozzi non sono caduti nel “trappolone” del secondo album, nella quale son cascate molte meteore senza più risollevarsi, ed anzi, compiono un balzo a piè pari. Una bella conferma che li tiene sempre più saldi nel carro delle nuove realtà con qualcosa da dire e dal grande avvenire.

(19/04/2014)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.