Be Forest: wave tricolore da Pesaro al KEXP

di Mattia Nesto

Una band in ascesa esponenziale che ha realizzato un disco wave eclettico e maturo. Tant’è che i Be Forest sono arrivati ad esibirsi oltre i confini nazionali e incasellare una performance al KEXP di Seattle.

Dal freddo delle steppe della Siberia (più Diaframma che Russia, ça va sans dire) al caldo del deserto del Montana. Dal grigio che si stempera nell’azzurro della copertina del precedente album “Cold” al rosso che s’arancia di luci di EarthBeat, uscito per We Were Never Being Boring. Dalle cantine di Pesaro ad esibirsi al KEXP di Seattle il passo non è così breve, ma è fatto di musica atmosferica che riscalda le vene e fa tremare i polsi, come ha talvolta sottolineato Nicola Lampredi,  chitarrista dei Be Forest. Una band in ascesa esponenziale che ha realizzato in Earthbeat un lavoro molto denso con due punti fermi, subito visibili anche al primo ascolto: come abbiamo già detto un suono “più caldo”, che ha umanizzato le macchine che i pesaresi suonano abitualmente e dall’altra parte, sorta di stella fissa a cui il navigatore sempre s’appella per non perdere la via di casa, la forte impronta new-wave, con un basso profondo che divide e spezza il tempo, come fosse messo lì apposta per non far dimenticare a nessuno da dove si è partiti e dove si vuole arrivare. E dove vogliono arrivare Erica Terenzi (voce e tastiere), Costanza delle Rose (voce e basso) e Nicola Lampredi? L’impressione è che vogliano arrivare lontano, molto lontano. Lo confermano singoloni come Captured Heart o Colours che ti si appiccicano addosso neppure fossero gli occhi verde-sporco di Gian Maria Volonté in Per qualche dollaro in più. Una dimensione western qua e là sembra trasparire, soprattutto nei pezzi più psichedelici ed onirici dell’album (sto pensando a “Totem II” e “Sparkle”), con in più echi dance che portano tutto ad una fruibilità d’ascolto molto elevata, anche per chi si avvicina per la prima volta ai Be Forest. “Earthbeat” è quindi un disco importante, ben fatto e curato nei suoni e nei testi, con una buona dose di hype mediatico che non deve mancare ai giorni nostri. Per capire che tempo farà, di che colore sarà il nostro domani e che atmosfera avrà il futuro chiedetelo ai Be Forest.

(01/12/2014)

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Mattia Nesto

Fa’ che la morte mia, Signor, la sia comò ‘l score de un fiume in t’el mar grando