Focus Group – The Elektrik Karousel

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Matteo Monaco

Stereolab, The Prodigy, Primal Scream, ma anche Oasis: parlando di lui, Noel Gallagher lo ha definito come il “graphic designer più costoso di tutta Londra”. Parliamo di Julian House, la mente vulcanica che presiede l’inglese Ghost Box Music e che ha firmato alcune delle copertine più famose di molte, grandi band in giro per il mondo. Oltre – naturalmente – ad aver dato vita ad uno dei progetti musicali più laterali e misconosciuti sul panorama anglosassone odierno, con il circo visionario dei Focus Group. Per capire dove sta il trait d’union tra la grafica, la musica e la sociologia serve ricorrere subito al modus operandi dei due maestri dichiarati, i teorici della cultura McLuhan e il più oscuro M.B. Devot: a cavallo tra scienza e poesia, con la musica dei Focus Group (ma anche con tutta la produzione elettro-onirica della Ghost Box) si tratta di unire elementi psicanalitici con una gamma archeologica di pulsioni audio-visive, secondo una procedura compositiva apparentemente caotica e – al tempo stesso – ossessivamente metodica.
The Elektrik Karousel, terzo disco all’attivo per il collettivo diretto da House, è questo e anche di più. Come spiegato dallo stesso fondatore in più occasioni, la “macchina rievocativa” (ndr, la band stessa) ha deciso di ripercorrere l’autostrada dei ricordi televisivi componendo brani che prendono a  prestito gli stralci di un vecchio folk, melodie da spot anni ’60 e tangenti electro-lounge, servendosi della cassetta degli attrezzi fornita dall’antica musique concrete. Stavolta, più delle altre: se l’esordio omonimo sostava compiacente alla piazzola delle “operazioni simpatia” e se il successivo Unicornophobia compariva dal cilindro come frullatore math-rock ricolmo di sorprese trans-stilistiche, questo The Elektric Karousel sembra rispondere ancora più fedelmente al pensiero meticcio e ammalato di curiosità del grafico/musicista londinese.
Proprio perchè trova, nei 29 mini-episodi che lo compongono, una coscienza sonora uniformemente legata ad un certo retro-futurismo in salsa sixties,  che allontana i Focus Group dalle critiche di “geniali pasticcioni” ricevute in passato. E, quindi, perchè trova una connessione con lo strano ordine che governa le fantasie di House: il nuovo “carosello elettrico” – a metà strada tra pubblicità in naftalina, cosmonautica e manifesto non-sense – è la culla di un immaginario da (ri)scoprire.

(20/06/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.