[FOCUS] Cinque motivi per andare a vedere il concerto di Sufjan Stevens

di Mattia Nesto

 

Lunedì 21 settembre ci sarà il concerto di Sufjan Stevens al Teatro della Luna di Assago (MI). Quasi tutti lo sanno, dato che, “Carie & Lowell”, l’ultimo album del cantautore statunitense, è stato uno dei dischi più apprezzati dell’ultimo anno, punto fisso di un esercito di playlist su Spotify e citato, commentato e descritto in decine e decine di articoli, blog, fanzine o scritte sui muri. Ecco perché noi di OUTsiders vi elenchiamo cinque motivi per il quale questo concerto è già “uno dei concerti dell’anno”.


1. Non abbiamo bisogno di Pitchfork o Mojo per stilare la nostra personale classifica del cuore di questi 362 giorni: “Carrie & Lowell” è uno dei nostri dischi preferiti del 2015. Il sesto album di Sufjan Stevens, tornato agli arrangiamenti scarni ed essenziali delle origini, è già un classico intramontabile.

2. Sufjan Stevens ha raggiunto la maturità. Cosa c’è di più bello di dire: “Io c’ero quando quell’artista ha raggiunto l’apice”?. Infatti Sufjan appare in questo momento maturo e consapevole come non mai. Augurandoci che la sua produzione non decada all’improvviso (cosa comunque molto improbabile), ci sembra evidente come siamo di fronte ad un “ritratto dell’artista nella sua piena maturità”.

3. Il concerto è in un teatro. Certo non è una novità ascoltare un concerto dentro un teatro, eppure proprio per la natura stessa del disco, così intima ed intimistica, sarà sicuramente un’esperienza difficilmente scordabile ascoltare Sufjan in una tale cornice così raccolta e “ideale”.

4. Poche volte così tante lacrime. Prendiamo ad esempio “Death with Dignity”. Credo che sia davvero impresa ardua trovare una canzone, almeno nell’ultimo periodo, che abbia fatto versare così tante lacrime, abbia fatto patire tanti magoni e abbia ispirato così numerose malinconie come questo pezzo.

5. L’amore ci farà ancora male. Un disco di un figlio dedicato alla madre deceduta, “mater dolorosa”, con problemi psichici ed alcolismo. Credo che non si possa aggiungere altro a questa struggente bellezza

(20/09/2015)

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Mattia Nesto

Fa’ che la morte mia, Signor, la sia comò ‘l score de un fiume in t’el mar grando