I nuovi orizzonti dei Foals

di Simone Picchi

I Foals sono una delle poche band sotto contratto per una major a non essere (ancora) caduti nella trappola del “piacere a tutti i costi”. Nel pieno di una fase evolutiva che li ha staccati dagli esordi legati alla ricerca di passaggi sonori estremamente complessi nella loro semplicità, il quintetto inglese torna con questo “What Went Down” dopo l’ottimo “Holy Fire”, lavoro maturo e strutturato in modo da risaltare in fase live. Il singolo che presta il nome all’album aveva colto di sorpresa con il suo suono mid-tempo a tinte new wave, seguito da un singolo di stampo classico come “Mountain In My Gates”. Ebbene, il nuovo lavoro non è frutto di nessuna delle due anime, ma piuttosto di una narrazione terza. Space rock, pop di tinte coldplayane, indie rock di vecchia e nuova scuola, sprazzi di stoner: sono solo alcune delle direzioni percorse, in un percorso unitario nella sua differenziazione sonora. Tracce pop come “London Thunder” non sfigurano accanto alla muscolare “Albatross”, ma anzi completano una narrazione che vive di momenti di furore sonoro ad altri di calma apparente. Una grande band si vede da questi particolari: non dal mantenimento di uno status quo stantio, ma dalla voglia di smantellarlo per ricrearne un altro senza necessità di compromessi di sorta. “What Went Down” non sarà un disco da ricordare, ma lasciandosi ascoltare piacevolmente rientrerà in quella categoria di dischi che aiutano a crescere. Nothing goes down with Foals.

(11/09/2015)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.