Flavio Boltro 5tet – Joyful

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Eugenio Goria

Un disco che non poteva vedere la luce in un momeno dell’anno più azzeccato. Uscito il 12 luglio, Joyful sembra un’incarnazione dello spirito dell’estate: un Flavio Boltro piacevolmente eclettico e una tromba rovente come l’asfalto di una grande città creano un disco in bilico tra l’estro compositivo di un grande autore e l’omaggio al jazz degli anni Sessanta, trovando ancora il tempo per quattro ottime cover.

Gran parte di Joyful è costituita da composizioni originali firmate Boltro, in cui l’autore è molto bravo a esibire il proprio stile, quanto mai vario e multiforme, che talvolta è apprezzabile proprio perché sa prendere le distanze da certi purismi in cui intoppano alcuni jazzisti, e non storce il naso nel mischiarsi con altri generi. Nascono così brani come Mister Italo, il primo del disco, in cui è riconoscibile al primo ascolto una componente più scolastica, rappresentata in questo caso dalla batteria del meraviglioso André Ceccarelli, in un dialogo costante con alcuni risvolti che tendono verso il rythm and blues, sviluppati nell’accompagnamento al pianoforte di Pietro Lussu. Tromba e sax si alternano nella creazione di un mood spensierato e festaiolo, che prosegue in See You Tomorrow, arricchita dalla partecipazione di Alex Ligertwood, ormai da molti anni cantante di Santana. L’ospite di eccezione, che già in passato ha collaborato con Ceccarelli in un progetto di tutto rispetto, riesce a dare al brano la carica che avrebbe potuto dargli un James Brown, mentre Boltro e il sassofonista Rosario Giuliani si alternano nella creazione di due piacevoli assoli. Piccola Nina dà un attimo di tregua dai ritmi frenetici dei brani precedenti, e racconta della carezza di un padre alla figlia. Da notare qui una grandissima ricchezza delle melodie, sempre forti di una buona intesta tra tromba e sax, particolarmente evidente nella chiusura del brano, dopo il solo di Lussu, in cui una splendida parte suonata all’unisono fa davvero la differenza. Bora Bora è il vero trionfo dell’estate: un fantasioso inno al mare che rivela tutta quanta la creatività di Boltro e la sua grande sapienza nel gestire importanti musicisti. In particolare la parte del pianoforte, affiancato da Ceccarelli, è degna di particolare nota per i suoi suoni e le sue melodie sognanti che ad un certo punto interrompono la fiesta mojo – per dirla con Dizzy Gillespie – celebrata da tromba e sax che ancora una volta viaggiano a mille.

Per quanto riguarda le quattro cover scelte da Boltro, non potevano essere più diverse l’una dall’altra: si comincia con una storica Every Breath You Take, cantata sempre da Ligertwood allo stesso modo in cui l’avrebbe potuto fare Stevie Wonder. Si capisce che non si tratta più di jazz e basta, ma che piuttosto, Boltro è molto bravo perché sa trattare generi diversi, prendendo da ognuno il lato peculiare, i ritmi, le sonorità, e mantenendo invece solo nell’esecuzione il suo lato più jazzista: il brano di Sting così conciato potrebbe stare a buon diritto in un’antologia della Motown, se non fosse per quell’assolo a metà del brano che in una manciata di secondi cambia registro, prima di passare alla seconda strofa. Peccato che il brano non duri molto, e ci sia relativamente poco spazio per altri esperimenti che sarebbero sicuramente altrettanto ben riusciti. Ci si aspetta un po’di più invece dal grande classico Over the Rainbow, relegato a tre soli minuti, troppo pochi perché il discorso sia più di un abbozzo che meriterebbe di essere un po’più approfondito; molto meglio l’interpretazione del grande classico degli anni Sessanta The Sidewinder, interpretatop di nuovo da Ligertwood.

Sicuramente Joyful è un disco che merita molte note positive, non solo per essere un buon disco, di buon jazz – cosa scontata visto l’autore – ma soprattutto per la trasversalità di Boltro, che obbliga i musicisti a oscillare con lui da suoni molto convenzionali, che strizzano l’occhio a maestri come Davies e Coltrane, a vere e proprie alchimie musicali in cui gli elementi classici si confrontano con soul, r&b, persino con il pop. Il pregio maggiore del disco, paradossalmente, è l’essere un lavoro di alto livello nel jazz, capace di affascinare anche i non addetti ai lavori, con il suo sapore estivo e festaiolo.

(07/08/2012)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.