Five Finger Death Punch – The Wrong Side of Heaven and Righteous Side of Hell, Volume 2

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Simone Picchi

Come promesso gli americani Five Finger Death Punch concludono la pratica dedicata al dualismo paradiso/inferno con questo Volume 2 all’interno dello stesso anno dall’uscita del precedente volume. Si riparte dalle discrete basi gettate dal disco precedente che pur rimanendo immutato nel suono aveva lasciando trapelare idee nuove da applicare. La scelta di lanciare sul mercato questo tipo di proposta può essere interpretata secondo due chiavi di lettura: troppa carne al fuoco e ottimo materiale per potere scartare dei pezzi, creando così la necessità di far uscire un ulteriore album, o una raccolta di tutte le idee partorite nelle sessioni di registrazione senza distinguere il buon prodotto da quello pessimo.
Here To Die e Wrecking Ball aprono il disco al limite dell’autoplagio (il successo Never Enough nel caso della prima, Lift Me Up per la seconda) abbassando già dall’inizio le aspettative dell’ascoltatore che si ritrova davanti gli ennesimi pezzi metal in salsa hard rock infarciti da qualche fuck di troppo. Incastrati tra i due pezzi emergono con forza la ballad Battle Born e la ritmata Weight Beneath My Skin, veri ed unici pezzi forti dell’intero combo che anticipano Cradle to The Grave, unico segno tangibile dell’idea di concept album di fondo. Purtroppo per il quintetto l’album ha ancora sei tracce da assaporare, ma il gusto è tutt’altro che dolce visto il susseguirsi stanco e fin troppo banale di pezzi che dopo il classico riff tagliente perdono ogni appeal al comparire del ritornello. L’intermezzo semi-acustico dell’ottima The Agony of Regret non riesce a innalzare il livello di una ballad riuscita a metà come Cold che rimane impantanata in un finale di album troppo brutto per essere vero, che vive il peggior momento proprio nella traccia conclusiva, una cover riarrangiata in modo pessimo del classico The House of The Rising Sun portato al successo dagli Animals nel corso degli anni Sessanta.
I Guns N’ Roses con il loro doppio Use Your Illusion avevano dimostrato vent’anni fa l’evidente arma a doppio taglio del doppio lavoro, i Five Finger Death Punch hanno rafforzato la teoria con un primo volume godibile ed un secondo in caduta libera. Le caratteristiche sonore della band non hanno aiutato la buona riuscita del progetto, troppo legati agli standard del genere per offrire una costante buona qualità in tanto materiale scritto in un anno solare. Un passo falso annunciato che può tagliare le gambe ad una realtà in ambito hard n’ heavy che è chiamata ad una ferma risposta negli anni a venire, alla ricerca della via perduta, quella delle idee.

 

(29/11/2013)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.