Faggella/Baldi – Tradizione elettrica

Pubblicato il 2012/05/15 da
Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

Lo trovi su
di Edoardo DAmato
recensione

Un album che parla d’amore: avete capito bene, e non vuol dire necessariamente banale. La solida equazione che molto spesso viene risolta(pensando che tutte le canzoni d’amore siano come quelle di Paolo Meneguzzi) è qualcosa di ormai vecchio, ammuffito. Anche perchè Tradizione elettirca è un continuum che non si ferma ad una tematica, perchè dove c’è amore c’è anche odio, e la presenza di entrambi è un colpo al cuore inferto dalla chitarra di Giorgio Baldi e dalla calda voce di Luca Faggella: il primo è un chitarrista collaboratore storico e produttore di Max Gazzè(presente in due tracce dell’album) da La favola di Adamo ed Eva(1998) fino a Quindi, album datato 2010. Ha fatto diversi tour con lo stesso Gazzè, ma anche con Raf, e ha all’attivo anche tre album per la Dorothy Circus Gallery di Roma. Il secondo è un cantante estremamente versatile ed eclettico: ha esplorato le sonorità klezmer, yiddish, e il punto più alto della sua carriera è stato certamente la collaborazione con Louis Bacalov per la “Canzone dei ministri”, presente nell’album omaggio a Sergio Bardotti, che vede anche la presenza di artisti quali Ornella Vanoni e Massimo Ranieri. Insomma, un bel duo che ha dato vita a questo album che sa appunto di tradizione: si sente l’insegnamento degli anni ’60 e del decennio controverso degli anni ’80, specie quello dei Joy Division e di Lou Reed. C’è innanzitutto una contaminazione fra discipline: infatti l’arte visiva è importante quanto la musica, e la copertina è di Paolo Guido(l’opera si intitola Titor), promettente artista Pop-surrealista, che ha firmato l’artwork dell’album. E dicevamo dell’amore e dell’odio: c’è il tema dell’omicidio in L’attore è vivo e Nelle acque del porto, ma storie d’amore si intrecciano in Vipere(al basso Max Gazzè), Montecristo e Quattro giorni quattro. I tamburi e la chitarra introducono la title track(l’insegnamento di Brian Eno e Morrisey è ben presente), dove il ritornello ti entra in testa e non ci puoi fare niente: “Le cose più importanti si fanno senza dire niente”. L’album si chiude con l’unica cover presente: Va è di Piero Ciampi, il cantautore livornese che da tanto tempo è nel repertorio di Luca Faggella. E così dice il poeta: “amore non esiste nemico più bello di te”. E’ il manifesto dell’ambivalenza amorosa, così bello ma allo stesso tempo così crudele.


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Edoardo DAmato
Edoardo DAmato

Redattore. Studente di Giurisprudenza presso l'Università di Torino

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