Esperanza Spalding – Radio Music Society

Scheda
Rispetto al genere
10


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
9.3

9.3/ 10

di Mario Cascino

Sarà capitato a tutti di trovarsi ad accendere per un motivo qualsiasi la radio e rimanere affascinati da un piccolo frammento di una canzone sconosciuta, ipnotizzati al punto che tutto sembra fermarsi : quello è un momento magico che testimonia il potere della musica, quando un artista – magari anche qualcuno di cui non sappiamo nulla – riesce veramente a connettersi alla pari con l’ignoto ascoltatore, senza preconcetti, senza pregiudizi. Poi la vita continua, passa qualche pubblicità, le previsioni del tempo, il semaforo torna verde. La maggior parte di noi volente o nolente vive e ascolta la musica così, senza farci troppa attenzione, e questo le radio lo sanno.

Purtroppo sanno anche che ascoltare per  caso Solomon Burke o Stevie Wonder è un cosa, ma Charlie Parker e Ornette Coleman possono anche far impressione così senza preavviso. Questo disco sembra voler dire: ma se una volta tanto l’audience mainstream venisse a contatto con dei grandi musicisti senza essere costretto a vedere per forza i jazzisti come dei mostri lontani e sociopatici?

Esperanza Spalding, la sorprendente e  – va detto – sexy stella nascente del firmamento jazz contemporaneo vuole celebrare con Radio Music Society tutti i suoi colleghi e i suoi eroi personali che l’hanno accompagnata in questi anni – come Joe Lovano e Terry Lyne Carrington – mettendo insieme un programma musicale che parli ad un ascoltatore non uso al jazz e al tempo stesso permetta ai giganti che la accompagnano di esprimersi nel migliore dei modi: “anche se sono più che riveriti nel mondo jazz, dovrebbero essere ascoltati da un pubblico molto più ampio, perché quello che fanno sentire nella loro musica è così bello, sincero e sorprendente. Penso che portino, letteralmente, del bene nella vita delle persone“. Con quella che da molti critici viene considerata – in senso negativo – la deriva pop di una artista da cui tutti pretendono molto, veniamo in contatto con una interessante metafora di un mondo molto diverso da quello espresso in Chamber Music Society (album col quale l’anno scorso la Spalding ha soffiato il Grammy come Best New Artist ad un indifeso Justin Bieber), ma che si trova proprio lì, una porta accanto, nello stesso palazzo. A pochi giorni dalla pubblicazione, mentre molti media ne sono ancora estremamente entusiasti, i puristi più accaniti sono riusciti storcere il naso in mille modi e addirittura ad offendersi perché quest’album tutto sarebbe – funk, r’n’b, e molto, molto soul – ma non jazz. Non c’è bisogno di ricordare che la ventottenne cantante, bassista e compositrice statunitense è diventata la più giovane docente della prestigiosa università di Berkeley all’età di soli 20 anni, e a poco serve sottolineare quante e quali collaborazioni portino la sua firma: Esperanza può presentarsi benissimo da sola, e vi invito a fare un giro sul suo sito, www.esperanzaspalding.com , perché potete trovare tutte le informazioni che vi servono; e neppure voglio sottolineare l’ovvio cercando di raccontare le storie che fanno nascere e danno vita alle sue canzoni, perché in questo album 11 tracce su 12 sono accompagnate da dei videoclip strepitosi- disponibili in download dopo aver acquistato l’album -; semplicemente suggerisco a molti miei colleghi di fare attenzione a non sputare affermazioni avventate e miopi solo perché in questo album si sente un po’ di più il peso dei vocalizzi e ci sono dei ritornelli orecchiabili. Certo, scrivere queste righe con una collezione della Motown sulla scrivania non mi mette in una buona posizione, ma lasciatemi concludere con le parole che Esperanza stessa ha usato per annunciare questo suo nuovo lavoro: “spero che le persone possano godersi tutti gli elementi della mia musica senza che venga loro detto a quali generi si suppone che essi appartengano. Tutti sono invitati ad ascoltare senza nozioni pre-confezionate. Pensate e ascoltate per voi stessi.  But, most importantly, ENJOY!” 

(25/03/2012)

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Mario Cascino
Mario Cascino

Redattore. Sound Engineer (studente presso SAE Institute Milano), regista e speaker radiofonico per RadioTrip.net (www.radiotrip.net) e RadioAttiva (radioattivarivoli.wordpress.com), bassista. Specializzato in jazz e rock.

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