Esben and the witch: la strega vive!

di Mattia Nesto

“A New Nature”, una ritrovata – e non snaturata – vena creativa per la band di Rachel Davies, tra darkwave e folklore nordico.

Capita a volte che alcuni gruppi, amatissimi e saliti alla ribalta delle cronache agli esordi, nel prosieguo della loro carriera inciampino su dischi affrettati e mal realizzati, perdendo via via la credibilità precedentemente acquisita per attestarsi in un’opaca mediocrità che li fa accomodare, in modo piuttosto ignominioso per altro, nel dimenticatoio. Ecco questo NON è accaduto agli Esben and the Witch, anche se il rischio l’hanno corso. Infatti le prime due prove del trio di Brighton (“Violet Cries” del 2011 e “Wash The Sins Not Only The Face” datato 2013) avevano lasciato più di un punto interrogativo sul conto della band. Invece con “A New Nature” il gruppo inglese ha saputo mettere sul piatto una prova matura, che conferma le buone impressioni degli esordi, scacciando le nubi e i dubbi a proposito. Il nome del gruppo affonda le radici nel folklore danese e più precisamente nella fiaba di Esben e della strega che si nasconde dietro la luna. E dietro la luna si nasconde questo ultimo dischetto che è davvero la colonna sonora per una favola vagamente dark e gotica: atmosfere inquietanti e con poca speranza di salvezza, nei testi così come nella musica, che è composta da ritmi incessanti, bassi cupi e riverberati e voci languide, quasi angeliche si direbbe, se non provenissero direttamente dall’oltretomba. Poco sole in questo album per  Rachel Davies (voce, basso e percussioni), Thomas Fisher (chitarra) e Daniel Copeman (batteria, elettronica e chitarra ritmica), con canzoni molto lunghe e complesse (in media oltre i cinque minuti) contraddistinte da una forte carica di algida sensualità femminile grazie alla voce di Rachel (vagiti e rimandi delle due “Emily”: Brontë e Dickinson) e con alcuni episodi in cui una certa epicità si sposa a note struggenti e melanconiche, come nella straziante “Wooden Star”. Vi sono anche momenti più serrati, in cui l’ascoltatore è come avviluppato dalle spire di un suono grumoso come la nebbia di un bosco: “Those Dreadfull  Hammers” e “Blood Teachings”, seppur nelle loro differenze strutturali, sono accumunante, accerchiate da echi quasi industrial e  da un medesimo sapore di fiaba dal non-lieto fine. A New Nature degli Esben and the Witch è il miglior modo per immergersi nei boschi profondi, smarrendo il senso del giorno e dimenticando il ricordo della luce. La strega vive!

(01/12/2014)

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Mattia Nesto

Fa’ che la morte mia, Signor, la sia comò ‘l score de un fiume in t’el mar grando