Esben and the Witch – Wash The Sins Not Only The Face

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Redazione

La motivazione di certi gruppi di trovare un nome, possibilmente lungo, composto e insensato, ma che colpisca, alla propria band  e ai propri dischi, spesso supera al giorno d’oggi la reale motivazione di costruire un gruppo in grado di suonare e comporre un album con un minimo di velleità artistica. La tendenza dell’indie rock moderno è il sacrificio dell’originalità compositiva e della complessità virtuosistica a favore dell’ascoltabilità e dell’orecchiabilità immediata, tanto da lasciare al termine indie, che dovrebbe voler rimandare al concetto di indipendenza artistica dall’industria discografica, il valore di una mera etichetta fine a se stessa, che l’industria discografica ha poi sfruttato per far credere ad ogni ascoltatore di essere più intellettuale di altri ad ascoltare certi gruppi. Nell’oceano di questo genere formato da tante minuscole insignificanti gocce, che molti di noi affamati ricercatori di virtuosistiche novità vorremmo in realtà vedere evaporare, bisogna però riconoscere che qualcosa di interessante a volte esiste. Esben and the witch, gruppo inglese al loro terzo-discretamente-riuscito album, non si discosta fondamentalmente dal cliché strutturale del genere, ma è in grado di fornire, grazie all’utilizzo di una melodica malinconica ovattata, una sfumatura particolare al proprio stile, che stimola l’interesse all’ascolto senza gettare troppe aspettative sul gruppo, finendo per accarezzare e coccolare il lato distimico di ogni ascoltatore. Non solo: la presenza di tracce dall’ottimistica energia spezza con felicità la linea malinconica del disco, riportando alla quiete sia l’animo che l’orecchio. Dal punto di vista lirico c’è un abuso dell’influenza poetica surrealista, primo tra tutti TS Elliot, citato e plagiato come non si dovrebbe mai fare se non si è davvero grandi poeti. Ne risultano testi dal valore letterale e antologico nullo, in certi punti emulanti, con un eccesso di pretenziosità. Un disco che potrebbe valere molto di più se non fosse inquinato dal tentativo di rientrare a tutti i costi nei canoni della vendibilità e del forzato pseudo-intellettualismo.

(28/01/2013)

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