Entics – Soundboy

Scheda
Rispetto al genere
4.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
4.7

4.7/ 10

di Lorenzo Li Veli

Un irrecuperabile sensazione di vacuità. Questa è la sensazione che affligge l’ascoltatore che ha deciso di dedicare un’ora del suo tempo all’ultima fatica di Entics, reggaeman milanese, solo recentemente salito alla ribalta. Soundboy era atteso per due ragioni: è la prima produzione interamente targata Tempi Duri, la nuova etichetta discografica ideata da Fabri Fibra, ed è al tempo stesso il primo prodotto mainstream di Mr. Entics. Doverosa premessa iniziale: chiunque si aspetti un disco dancehall o con vaghe sonorità reggae si allontani all’istante, Soundboy è quanto di più distante da ciò che sta cercando. Il prodotto finale è, infatti, molto più vicino alle sonorità rap e pop che a quelle giamaicane. Bisogna specificare che questo aspetto non rappresenta un lato negativo del cd, ma è solo un necessario chiarimento.
Entics ha talento e sopperisce alle sue mancanze con una lodevole carica che gli ha permesso di pubblicare numerosi mixtape nel giro di pochi anni. Il vero problema è che il cantante è consapevole dei suoi mezzi, il che lo porta ad avere un atteggiamento a dir poco arrogante: chiaro esempio nella traccia d’apertura Dicono di me, fin troppo autocelebrativa e senza veri spunti originali.

Il disco è imperniato di canzoni scialbe, che lasciano l’impressione di essere state inserite solo come riempitivo: In un secondo, Telephone call e Fai la chat con Jake La Furia, canzone contro il mondo dei blog e dei commenti inopportuni (argomento molto in voga nel mondo della black music), potevano tranquillamente essere lasciate fuori dalla versione ufficiale. Marijuana tratta l’ormai inflazionato tema della ganja, non aggiungendo nulla di nuovo a quanto è stato già detto da generazioni passate di artisti, mentre Faccio su, in pieno stile Tormento, descrive, in maniera banale e superficiale, la dura vita giornaliera: apprezzabile il consiglio d’amico di non entrare nel mondo delle droghe pesanti. Capitolo a parte merita Click, singolo di lancio del cd. Tema adolescenziale, liriche ultra banali e una base che “ricorda” fin troppo Nah let go, hit dell’artista giamaicano Gyptian. Qua si possono confrontare le due versioni: la somiglianza è troppo marcata per essere un caso.


Entics – Click

Gyptian – Nah let go

Ora le note liete: bellissima la collaborazione con i salentini Boom Da Bash nella traccia omonima, dal vago sapore roots reggae, ottima prova e ottima collaborazione. Quanti no è uno sfogo per tutta la fatica fatta per riuscire a sviluppare una discreta carriera musicale. Infine Quanto 6 bella. Tema fin troppo usato, ma che non è mai fuori moda, questa splendida dedica d’amore risulta la migliore del cd.

I lati positivi sono, però, troppo poco per cercare di ottenere una sufficienza piena. Soundboy lascia un fastidioso senso di vuoto, che rimane immutato con il passare degli ascolti. Canzoni di plastica, che faranno sicuramente successo tra gli adolescenti, e troppe poche prove di carattere sono un misero bottino per chi si autodefinisce “il più atteso, il più conteso, il più frainteso”. Esame incredibilmente fallito per il talento milanese, che si spera possa abbandonare l’inutile polemica con Babaman e Mondo Marcio e ritorni a fare le musica di qualità per cui è diventato famoso.

(06/10/2011)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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