Entics – Carpe Diem

Scheda
Rispetto al genere
5.5


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
5.8

5.8/ 10

di Daniele De Donno

Ultimamente ci si trova sempre più in difficoltà a parlare di rap italiano, anche se, da qualche anno a questa parte, si tende a utilizzare troppo le parole rap o hip hop, soprattutto in tv, quando poi in realtà ci troviamo di fronte a ben altro genere musicale. Semplicemente quello che una volta era il vero rap, contaminandosi alla musica italiana, si è trasformato in un vero e proprio sottogenere, che sembra nato esclusivamente per far breccia nelle orecchie e nei cuori delle sedicenni che stanche delle melodie “Lunapopiane”, sono approdate nel mondo della musica parlata in rima. Entics, considerato un vero e proprio idolo per le teenagers italiane, è proprio l’artista che più impersonifica questo sottogenere: esteticamente “figo” e alla moda, ma anche autore di testi dolci e allo stesso tempo ribelli. Ed è sull’onda di questa dolcezza celata che nasce il secondo album ufficiale (tralasciando gli 8 mixtape rilasciati dal 2008 allo scorso anno) Carpe Diem, pubblicato per 2ndRoof, già produttori di Fedez, Club Dogo, Marracash e lo stesso Entics. Il quadro musicale dell’album è quello precedentemente accennato: musichette orecchiabili che spaziano dal rap al rock, dalla dubstep ad un fac-simile di raggamuffin, sulle quali si avvicendano le classiche tematiche proprie del mondo della black music ormai riciclate negli anni alle liriche chiaramente indirizzate al pubblico femminile. L’album si apre con Snooki, classica traccia d’apertura che, accompagnata da un beat interessante molto rockeggiante, incentrata sull’autocelebrazione (passo obbligatorio per un mc); si passa velocemente alla traccia che da il nome all’album, molto elettronica, che riassume in poco più di tre minuti una serie di consigli che l’mc milanese porge ad un non ben definito interlocutore. Ci si avvicina invece alla scena jamaicana, toccandola seppur in maniera molto labile, svoltando subito su un pesante dubstep, con Ganja Music vs Casino Royale in cui il gruppo omonimo milanese si introduce con una buona performance. Sorvolando sulle non degne di nota Strade d’Estate e Mixa Mixa (in cui l’mc sembra scimmiottare Come Over di Busy Signal), possiamo ascoltare in Cosa Farei Cosa Faresti le varie avventure di Cristiano (vero nome di Entics) accompagnate dal ritornello di Raf, sì proprio lui! (Sarà mica una coincidenza che i cantanti che ultimamente sono rimasti un po’ in ombra si servano del rap per tornare in auge?![vedi Max Pezzali]). Si ritorna ad assaporare una sorta di nu-reggae con L’Amore Dà L’Amore Toglie, per poi impattarsi con la americanissima, parlando di beat e anche per l’invettiva ai “soliti” haterz, Non Vogliono Che Canti; fortunatamente, l’album alza notevolmente il proprio livello nelle ultime tracce, in classico stile U.S.A. con beat potenti, che fanno storcere il naso agli amanti dell’Entics più caraibico, grazie a Fresh Flash con Dj Double S & Ensi, Pazienza con Fabri Fibra (dalla strofa con meno senso della storia del rap ) per poi terminare la striscia positiva, per utilizzare il gergo calcistico, con Bella La Città in cui compare la strofa di Gue Pequeno, non del tutto al top. La traccia di chiusura Lungo La Strada, molto introspettiva, è un insieme di riflessioni dell’mc milanese nei confronti della vita, degli errori che lo hanno fatto crescere e dei suoi grandi rammarichi: forse la traccia migliore dell’album, sia dal punto di vista lirico e metrico sia per il beat poco elettronico e molto hip hop, nonostante le note di un piano predominino nella melodia, ricordando molto I Tried dei Bone Thugs ‘N Harmony (anche per l’evidente parallelismo lirico). Termina così un album parecchio prolisso nelle sue prime tracce, dai beat poco interessanti, classici della nuova scena milanese e dalle liriche quasi scontate spesso non ben incastrate fra loro, risultando un po’ sterili e asettiche. Album che, però riesce, anche se con notevoli sforzi, a piacere nella parte finale, probabilmente grazie alle strumentali più interessanti e ai featuring sicuramente di un certo spessore. Il genere non è assolutamente quello respirato nei precedenti lavori, tanto che gli unici sprazzi di raggamuffin son solo alcuni campioni vocali di Bounty Killer e Vybz Kartel, dimostrando la sterzata verso l’hip hop sia per quanto riguarda il contesto lirico che melodico. Probabilmente ci si aspettava di più da un mc così prolifico, anche se il livello rispecchia in maniera alquanto veritiera il livello raggiunto dal rap italiano: testi che non raccontano più la realtà di strada su dei beat che, seppur scarni, facevano percepire il grado di spontaneità di quest’arte, ma sembra quasi che oggi vengano scritti solo per ritagliarsi una fetta di un mercato in continua evoluzione in cui il numero di avventori cresce ogni giorno sempre più.

(13/11/2012)

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Daniele De Donno
Daniele De Donno

Collaboratore. D'origini salentine, trapiantato a Torino per studiare Ingegneria Energetica presso il Politecnico. Appassionato di musica Rap e Reggae/Dancehall.