Enrico Pieranunzi – Permutation

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
9.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Mario Cascino

E dopo aver gloriosamente occupato la copertina del 69esimo numero di Jazzit arriva anche su OUTsiders l’ultimo capolavoro del grande Enrico Pieranunzi: Permutation. Nove composizioni originali di musica intensa e penetrante, ricca di sfumature, di idee, di intenzioni diverse: in questo disco un trio di all-stars – ad accompagnare il raffinato lirismo di Pieranunzi troviamo gli americani Scott Colley al basso e Antonio Sanchez alla batteria – ci ricorda cosa significa suonare piano e forte, ci racconta quanto possa essere profonda l’intesa tra musicisti che prima di ogni altra cosa si sanno ascoltare a vicenda, ci spiega come abbandonare la nostra coscienza al demiurgico e dinamico potere della fantasia. Non è il Pieranunzi cui siamo abituati l’autore e l’interprete di questo meraviglioso album: c’è più energia, più libertà, forse, rispetto ad alcuni lavori precedenti eppure non c’è fatica o finzione. Il suo stile tuttavia lo ritroviamo immediatamente, dal gusto imperante per la melodia che ne ha sempre fatto un jazzista “europeo” all’incredibile ricercatezza armonica, compatta al punto che basso e batteria perdono il ruolo di sezione ritmica e diventano semplicemente altre due voci che dialogano e inseguono mano destra e sinistra: ma più di ogni cosa in questo disco si nota l’ordine. Ad aprire abbiamo i pezzi più movimentati e frenetici – Strangest Consequences e Critical Path –, quindi arriva il profetico Permutation che cambia letteralmente le carte in tavola per lasciare spazio alla delicatezza di Distance From Departure, alla bellezza quasi idealizzata di Horizontes Finales e Every Smiles Of Yours -capolavori assoluti di questo disco anche se potrebbero sembrare i pezzi meno propriamente jazz- fino alle riflessioni sussurrate di Within The House Of Night che crescono, maturano ed esplodono in The Point At Issue e si chiudono, come è giusto che sia, con la freschezza di A Different Breath. E ogni brano è strutturato secondo una logica chiara e facilmente intellegibile: un tema principale, spesso divisibile in due, viene prima esposto, poi sviluppato sino a renderlo altro al punto che quando viene ripreso il tema di apertura, nel finale, esso risulta non trasfigurato ma cresciuto, come se la musica stessa fosse diventata più consapevole di se stessa e delle proprie infinite potenzialità, quasi a richiamare quella forma sonata che fece innamorare tanti tra quei compositori “classici”che Pieranunzi ha già più di una volta omaggiato. E’ straordinaria poi la qualità del suono, frutto dell’esperienza dei leggendari Bauer Studios e della grande professionalità di Johannes Wohlleben (recording & mixing engineer): non c’è niente da fare, quando qualcosa passa attraverso un banco Neve non può che venire esaltata in ogni sua minima caratteristica, anche se la peculiarità più sorprendente di questo album è forse l’immagine stereofonica, ampia e precisa al punto che è quasi possibile seguire “con gli occhi” i movimenti delle dita di Pieranunzi sui tasti del pianoforte. Di questo disco è davvero difficile non dirne ogni bene, perché certo, non sarà esattamente “pieno di ritmo” in senso stretto, ma è un lavoro così completo, coerente, e ogni strumento partecipa e lascia partecipare gli altri secondo una logica democratica troppo poco comune per i grandi nomi del jazz. L’unica stranezza che non si può non notare è che le registrazioni risalgono al Novembre del 2009 e il disco è stato rilasciato solo nel 2012: non riesco a immaginare quale sia la motivazione dietro a una simile scelta commerciale, ma a quanto pare alla Cam Jazz sanno quello che fanno e noi non vediamo l’ora di scoprire cos’altro ci stanno tenendo nascosto nel loro cilindro.

(13/05/2012)

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Mario Cascino
Mario Cascino

Redattore. Sound Engineer (studente presso SAE Institute Milano), regista e speaker radiofonico per RadioTrip.net (www.radiotrip.net) e RadioAttiva (radioattivarivoli.wordpress.com), bassista. Specializzato in jazz e rock.