Emis Killa – L’Erba Cattiva

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Lorenzo Li Veli

Finalmente ce l’ha fatta. Con L’erba cattiva Emis Killa è riuscito a fare il salto di qualità che in tanti, fan e non, si auguravano. Per il primo disco ufficiale, prodotto dalla Carosello Records, il ventiduenne milanese si tira a lucido e sfodera doti fino ad ora nascoste. Già il singolo di lancio, Cashwoman, fa presagire che il rapper svagato finora conosciuto era semplicemente di facciata: bella descrizione della situazione di alcune odierne ragazze approfittatrici. L’album rappresenta un miglioramento su più fronti. I testi sono, certamente, più maturi: se nei dischi precedenti l’autocelebrazione era l’argomento principale, ora viene relegato solo nella traccia iniziale, Sulla luna (intro), con un beat di Big Fish e nella prima bonus track, Peggiore. Per il resto del disco, invece, Killa si rivela un artista maturo, capace di affrontare qualsiasi discussione con grande maturità. L’amore (Parole di ghiaccio), l’amicizia (Ognuno per sé, con un Guè Pequeno migliore rispetto a Fastlife), la difficoltà della vita quotidiana (Come un pitbull), persino un rimpianto agrodolce dell’infanzia ne Il mondo dei grandi con Marracash. Toccante la dedica ai genitori in Tutto quello che ho, la traccia più introspettiva e sincera del cd. In Giusto o sbagliato l’artista milanese si pone un dubbio esistenziale, tipici di molti suoi coetanei: quale strada è necessario intraprendere per avere una vita colma di soddisfazioni? Certo, ogni tanto l’anima frivola torna a farsi preponderante. Ecco nascere Cocktailz, l’unica canzone veramente trascurabile: lo scivolone, però, non cancella quanto buono fatto in precedenza. Assolutamente anonima, invece, Dietrofront, il duetto tutto punchline con Fibra. La vera sorpresa dell’album, però, non riguarda, incredibilmente, Emis. Dopo anni di screzi e reciproca antipatia, infatti, tornano a collaborare insieme Big Fish e Tormento, nella traccia Nei guai. Un gradito comeback, per una canzone vecchio stile, un bel ricordo dei tempi dei Sottotono.
Non mancano, ovviamente, alcuni refusi del vecchio Emis Killa, mischiati ad alcuni picchi di qualunquismo dilagante. Peccato anche per i ritornelli, troppo simili tra loro anche a causa dello sgradito utilizzo dell’autotune, piaga che tarda a scomparire del tutto. Forse la voglia di raggiungere un pubblico più vasto ha fatto virare il disco su tonalità più commerciabili, snaturandone un po’ l’essenza. Nulla di cui spaventarsi, però. Emiliano, vero nome del rapper, è cresciuto e ha acquisito una nuova consapevolezza che lo porta a essere un artista più maturo, pronto a gettarsi in una nuova sfida senza paura di fallire. L’erba cattiva è un buon punto di partenza da cui costruire una carriera nel mondo del rap. Di sicuro una gradita sorpresa da un artista che ha tutte le capacità per poter sfondare definitivamente, soprattutto ora che ha svelato le proprie abilità.

(29/01/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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