Eminem – The Marshall Mathers LP 2

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Edoardo D'Amato

eminem2

Tredici anni: tanti ne sono passati da quando un biondino ossigenato di Detroit decise di scrivere la sua personalissima pagina nel mondo del rap. La sede per sviolinare i numeri di The Marshall Mathers LP non è certo questa, ma ciò che più preme – a noi ed evidentemente all’artista in questione – è fare un resoconto di passato, presente e futuro. Ciò pone però un interrogativo al brucio: perchè Eminem ha deciso di pubblicare il sequel del suo capolavoro? Per soldi? Risposta scontata. Eminem era in cerca di riscatto: dopo due dischi flop, che avevano cercato di onorare dieci anni di carriera senza riuscirci, ecco The Marshall Mathers LP 2. Una scelta coraggiosa oltre che enfatica da morire, però azzeccata: si, questo disco ha senso d’esistere, perchè cerca in extremis di recuperare quei fan datati, delusi dalle ultime prove, e far conoscere alle nuove generazioni un Eminem inedito, che non fa solo duetti con Rihanna.

Citando la cantante barbadiana, viene subito in mente la classe di Dido: e allora ecco il primo passo falso del disco. The Monster è solo il classico motivetto pop da gettare in pasto alle stazioni radiofoniche di tutto il mondo, ma non è davvero nulla di che. E forse non sentivamo più di tanto il bisogno dei due pezzi che chiudono il sipario: Headlights – in collaborazioni con Nate Ruess – ha le migliori intenzioni ma sa di pezzo incompiuto, mentre Evil Twin è l’ennesimo episodio di Marshall vs Slim trito e ritrito. Il resto del disco, specialmente la parte centrale, non delude: il caos 80’s alla maniera Beastie Boys di Berzerk promosso senza remore, mentre il delirio di onnipotenza di Rap God è in grado di vomitare con un flow eccezionale 97 parole in 15 secondi nel secondo verso (!) e ci lascia a bocca aperta come un assolo di Hendrix. Tecnicismo puro, come anche quello di Asshole, in collaborazione con Skylar Grey. Survival è invece il vero tormentone del disco, con quel riff di chitarra looppato all’infinito.

Conclusioni: c’è tutto Eminem in questo TMMLP2. Dai rapporti difficili con la famiglia alla perenne ricerca di sè stesso, passando per gli elogi all’old school con pernacchia generale alla nuova generazione, anche se la collaborazione con Kendrick Lamar in Love Game è la più riuscita. Un album onesto, non certo un capolavoro, che riscatta Eminem dai due fallimenti precedenti. Certo, guai a fare un confronto con il primo mastodontico volume: ora il ragazzo è diventato un uomo quarantenne, che chiude un altro passaggio, l’ennesimo, della sua straordinaria e controversa carriera.

 

(16/11/2013)

Commenta
Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.