Emiliana Torrini – Tookah

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Simone Brunini

Non fatevi ingannare dal nome, chiaramente di origini nostrane, Emiliana Torrini è islandese. Effettivamente ogni dubbio viene fugato appena la si sente parlare o cantare con la sua voce che ricorda in più tratti quella della sua più nota compatriota Bjork. Era l’alba degli anni 2000 e questa giovane ragazza della terra dei ghiacci si affacciava nel mondo della musica internazionale con il buon “Love in the Time of Science”. Da quel giorno la cosa che sicuramente si può dire sul suo conto è che non c’è molto di sicuro, tutto è possibile e non è facile bloccarla in una categoria musicale ben definita. Se il primo disco infatti era di chiari tratti trip-hop, i seguenti sfociano in altri generi, come in “Fisherman’s woman” dove c’è molto spazio per pezzi folk acustici o nel suo disco di maggior successo alle vendite “Me and Armini” del 2008, dove sono le sonorità indie a farla da padrone.

Era quindi normale aspettarsi qualsiasi cosa dal suo nuovo lavoro “Tookah”.emilianatorrini_1 L’ultima fatica di Emiliana veniva presentata dalla cantautrice come un’opera meno scanzonata e più elaborata rispetto a quella che l’aveva preceduta. Questa direzione sembra essere confermata dal singolo di presentazione “Speed of Dark” dove la chiara presenza di atmosfere più elettroniche sembra un chiaro segnale di un ritorno ai tempi di “Love in the Time of Science” ed in parte questo è vero, l’aspetto elettronico non abbandona mai nessuno dei brani ma non va nemmeno a limitare la presenza della chitarra acustica e quindi di tratti maggiormente folk. Sono limpidi esempi di questo “incontro” fra i vari periodi dell’artista due brani come “Elisabet” e “Caterpillar” dove si crea un’atmosfera avvolgente grazie al marcato supporto elettronico che fa da sostegno ad un songwriting di stampo folk. “Home” sembra essere un pezzo bossa nova mescolato ad un synth grazie ai suoi ritmi sincopati. “When Fever Breaks” e “Autumn Sun” sono i tuoi episodi più sperimentali dell’intero disco. È grazie a brani come “Blood Red” che ci rendiamo conto del grande talento che questa ragazza ha, una traccia dove l’interpretazione della cantante islandese supportata da una base strumentale matura e ottimamente composta ci trasportano in una atmosfera al limite fra malinconia e fantasia.

Sembra chiaro che Emiliana Torrini si trovi ad un bivio, un incrocio fra le sue due personalità musicali che in questo disco sembrano potersi sposare con ottimi risultati. Un disco piacevole già dal primo ascolto che rievoca a tratti Bjork senza però dimenticarsi di evidenziare l’amore per la musica folk. Non è facile prevedere cosa ci proporrà in futuro ma oggi possiamo godercela cosi, grazie al suo personale cocktail elettro-folk.

 

(21/09/2013)

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