Ellen Allien – LISm

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Matteo Monaco

Un disco che consta di una sola traccia, per 45 minuti di esperimenti dronici tratti dall’esperienza dello scorso anno con il Paris Pompidou Centre. È così che Ellen Allien, madre-madrina della berlinese BPitch Control e lucida burattinaia degli affari elettronici berlinesi, ha deciso di tornare alle stampe dopo il full-lenght di Dust (2010). Sarà stata l’influenza del triennio dorato di Burial, segnato da una pioggia di Ep travestiti da album, oppure dobbiamo attribuire questa scelta alla nuova vena teatral-operistica di Four Tet? Nessuna delle due, oppure entrambe. Intanto, cerchiamo di non cedere al fascino delle ipotesi e badiamo ai fatti: LISm, la super-traccia (o il mini-album) cui ci troviamo di fronte, sembra avere la stessa funzione di un taglio su una tela di Fontana: rompere e spiazzare, senza mezzi termini, per trovare altro ossigeno fuori da una bolla musicale e sociale ormai iper-popolata. Sono proprio i fruscii campionati e i loop chitarristici di LISm, ordinati (come da breviario teutonico) in una giungla eco-dark, a raccontare questa storia: Ellen Allien, co-ispiratrice della Berlino neo-dance (insieme alla famiglia Kalkbrenner, Apparat, Modeselektor, Sascha Braemer e innumerevoli altri, in ordine sparso)  acquista un biglietto di sola andata e fugge dalla città dell’Orso. Poco importa la direzione. East London o Bristol,  Los Angeles o la Scandinavia, cosa cambia? In LISm il grido creativo ha il solo scopo di turbare il paradiso musicale ed economico della città-Stato berlinese, così adagiata sui propri cliché (e sui ricavi del turismo radical-chic) da non accorgersi di rischiare la sorte di tutte le mode: un pericolosissimo oblio.
Qui la musica si collega con l’attualità: secondo il parere di molti osservatori, Berlino ha vissuto per troppi anni dentro ad un sogno bohémien para-statale, dove le iniziative artistiche vengono finanziate dalle tasse delle regioni più produttive, come ad esempio dai “rozzi bavaresi” e dal gettito fiscale del distretto industriale dell’Ovest. È una città che ha trasversalmente contratto debiti e che si è inimicata il resto della Germania, a causa dell’arroganza con cui ha prosciugato le casse statali e con cui si è elevata a faro di cultura in un un Paese di supposti illetterati.
La Allien, insomma, non è la prima ad alzare la voce su questo punto. È altrettanto vero, però, che la sua protesta abbia un peso specifico maggiore, considerando la posizione che occupa in questo Repubblica platonica del dj-ing, stretta tra il Baltico e il centro Europa. Per questo non serve citare Burial e sarà meglio lasciare Four Tet al suo laboratorio napoleonico: i panni sporchi si lavano in casa, e con LISm le pulizie sono appena cominciate.

(26/03/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.