Elio e le Storie Tese – L’Album Biango

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Simone Picchi
Gli outsiders per eccellenza sono tornati. In tutti questi anni fatti di apparizioni televisive sempre più frequenti e live su e giù per lo Stivale, mancava all’appello un nuovo album in studio. Non un assenza dalle scene quindi, tra il programma radiofonico settimanale Cordialmente e le partecipazioni come band stabile nei programmi della Dandini (prima su Rai 3 e poi su La7), senza dimenticare la presenza di Elio nel talent-show di X-Factor. Cinque anni dopo Studentessi li troviamo di nuovo in quel di Sanremo, non più come conduttori del DopoFestival – il più bello e interessante di sempre –  ma come artisti in gara, e di nuovo al concertone del Primo Maggio. Metà dei brani del nuovo disco sono stati presentati dal vivo proprio in queste occasioni, prima della sua uscita, togliendo qualche spunto di curiosità. Dopo la classica traccia iniziale parlata che ci avvia all’ascolto del disco troviamo le due canzoni presentate alla kermesse sanremese: La canzone Mononota la conosciamo tutti, il tormentone di Sanremo ’13, tanto “semplice” quanto geniale come idea ed arrangiamento, mentre Dannati forever è una delle perle (forse) sottovalutate degli Elii, grazie al testo pungente condito con la solita verve satirica con un’orchestrazione – manco a dirlo – eccezionale. Tra le tracce proposte live durante il tour troviamo il meraviglioso omaggio agli Area e al prog italiano – un pò come fatto con il disco precendente nel caso di Plafone (omaggio alla PFM) – che gli stessi membri degli Area anticipano con Reggia, traccia strumentale interamente suonata. Enlarge (your penis) che ha dato il nome al tour dello scorso anno, insieme all’incipit Lettere dal WWW, ci parla di annunci farlocchi di fantomatiche donne ucraine e pillole magiche, Lampo del rapporto conflittuale con i fan armati di fotocamera, per chiudere in bellezza con il capolavoro che chiude il disco (anche questo anticipato da un incipit, cantato da Eugenio Finardi), quel Complesso del Primo Maggio che fotografa alla maniera degli Elii, quello che è diventato il Concertone, l’unico spazio dato alla musica in questo paese che ha ormai preso una piega eccessivamente demagogica e “partigiana”.
Tanta carne al fuoco, come ogni disco degli Elio e le Storie Tese, ma proprio gli Elio e le Storie Tese son diventati qualcos’altro. Riascoltando più e più volte si ha quella situazione – difficile da scrollarsi di dosso – che le idee esternate ogni settimana su Radio Deejay o nelle rivisitazioni musicali cucite sui fatti di cronaca nei programmi della Dandini stiano su un livello superiore. La classe nel rendere proprio ogni genere musicale resta la stessa, come la conoscenza dello strumento che non ha eguali in Italia, ma manca quella ricerca musicale e dei testi degli anni passati. Un album a tratti molle, datato e vecchio stile, con nuovi orizzonti ridotti al minimo. I tempi di Tapparella e Servi della gleba sono volati via, in sede di registrazione ovviamente, perchè le loro esibizioni live rimangono su un livello alto musicale e di intrattenimento, vetrina ideale della loro bravura e del loro spirito goliardico spesso confuso con il puro demenziale.
Come scritto da altri, condivido il pensiero secondo il quale la loro evoluzione li ha portati verso altri lidi, che dopo tanti anni li sta finalmente rendendo un patrimonio universale e non di nicchia. Come accade da vent’anni a questa parte con Cordialmente in radio, i tempi posson esser maturi per un programma televisivo tutto loro, dati i risultati positivi del DopoFestival già citato, magari un altro programma musicale gestito in prima persona insieme ad altri artisti. Magari Sanremo. Ma i tempi della Terra Dei Cachi erano un’altra cosa.

(13/05/2013)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.