Duke Montana – Stay Gold

Scheda
Rispetto al genere
5.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.0


Voto
6.0

6/ 10

di Lorenzo Li Veli

Un primo piano su sfondo bianco, toni oro e occhiali anni ’70, inevitabile espressione da “duro”. Ecco come si presenta Duke Montana, rapper romano, alla sua seconda fatica musicale del 2012, dopo lo street album Street mentality II uscito in primavera.
Gli argomenti di Stay Gold, gira e rigira, son sempre quelli cui Duke ha abituato, tolta qualche eccezione: autocelebrazione dopo tempi difficili, voglia di riscatto e realtà delle borgate romane la fanno da padrona e, alla lunga, annoiano. Decisamente esagerata Pensieri assassini (il titolo spiega già tutto), più interessante La mia città, toccante dedica alla sua città natale Roma (Nella mia città, che mi ha insegnato tanto/è grazie a ‘sta città che sono quel che sono/non mi lamento, ringrazio ogni momento che ho trascorso in questa bellissima città che si chiama Roma). I tre brani più intimi sono King of the underground, dove spunta l’orgoglio di chi ha dedicato alla cultura hip hop ben vent’anni, Sogni infranti, straziante monologo di una persona delusa, e Loyal, dedicata al figlio adolescente Sick Luke. Capitolo a parte merita Two faced: la faida di Duke con Noyz Narcos è ben nota, e questa canzone non fa che gettare altra benzina sul fuoco, scatenando un vero e proprio incendio. Le accuse tra i due erano sempre volate senza tanti giri di parole, ma in questo dissing Duke va giù pesante come un martello pneumatico: l’accusa di “aver infamato”, ovvero aver fornito alla polizia informazioni, ritorna prepotentemente e diventa, secondo il rapper romano, un marchio che durerà per sempre. I featuring famosi, incredibilmente, abbassano il livello del disco: Carta viola con i Dogo, Alphabet killers con Fabri Fibra (insensata la strofa del rapper di Senigallia) e Non sei come noi con Emis Killa ed Entics sono un corpo avulso dal resto del disco. Solo applausi, invece, per gli Onyx in Bloodsport, traccia dal sapore hardcore, che chiude in bellezza un disco dal sapore agrodolce. Dal punto di vista musicale, Stay gold era atteso come la prova del nove per Sick Luke: ha la stoffa sufficiente per diventare uno dei più validi produttori della scena italiana? Ebbene, l’ostacolo è stato degnamente superato. Luke ha classe e ampi margini di miglioramento: le basi dell’album, pur seguendo un filo comune, dimostrano originalità ed ecletticità e sono il vero punto di forza. L’età, inoltre, gioca tutta a favore del giovane beatmaker romano.
Duke Montana, si sa, non è dotato di una tecnica eccelsa, ma si fa perdonare con il carisma che sprigiona in quasi tutte le sue canzoni. Una delle critiche che gli è stata rivolta in questi anni, riguarda proprio questo: considerato artista da ritornello, con Stay Gold dimostra di poter reggere tranquillamente un album. Duke non regala incastri mozzafiato, va raramente in extrabeat, ma è proprio questa cruda semplicità stilistica il suo punto di forza. Chi non ha mai apprezzato Duke, non lo farà certamente dopo l’ascolto di Stay gold, ma i suoi fan possono ritenersi soddisfatti.

(31/10/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino