Dr. John – Locked Down

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.5


Voto
7.7

7.7/ 10

di Gino Li Veli

Cosa succede quando un “monumento” della musica, come Dr John, al secolo Mac Rebennack, più di 40 anni di attività e dischi alle spalle, dall’anno scorso nella Hall of Fame del rock, massimo testimone del sound di New Orleans, ma negli ultimi tempi un po’ claudicante (dal punto di vista musicale, s’intende) decide di legarsi “mani e piedi” ad uno degli astri nascenti del rock, come Dan Auerback, chitarrista dei Black Keys? Viene fuori un lavoro come Locked down che contemporaneamente ha il sapore di antico e di nuovo. Il gusto “old” è ritrovare umori tipici della capitale della Louisiana, ritmi tribali e atmosfere voodoo, rock, funky e blues a piene mani. Il “nuovo” è la cura sonora di Auerback, nelle vesti di produttore: si è messo a lucidare tutto il materiale di Dr. John, mantenendo e valorizzando l’essenza del “Dottore”, eliminando qualche traccia di inevitabile polvere che si era poggiata sulla sua figura leggendaria e sul suo vocione. Suoni aggiornati ma niente elettronica o qualcosa di artificioso: via il piano ma spazio all’organo e ad altre tastiere. E’ come il passaggio dall’analogico al digitale o se si preferisce dalla televisione “normale” all’alta definizione. L’esempio migliore è la title track, un glorioso r&b che mette a fuoco le intenzioni: c’è tutta la magia, il mistero di New Orleans raccontata in musica. Altra traccia significativa è Revolution, groove coinvolgente. Per chi non conosce Dr John Locked Down è un cd fondamentale. Quelli che lo hanno amato hanno la possibilità di godere di nuovo di un album di alto livello del “dottore” che non sfigura certo con quelli di fine sessanta, da molti giudicati come veri capolavori della musica in genere.

(08/06/2012)

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Gino Li Veli

Editorialista. Giornalista de La Repubblica.