Down IV – The Purple EP

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
6.0


Voto
5.7

5.7/ 10

di Matteo Mezzano

Me ne ero accorto con Down III che le cose non andavano più tanto bene, si era rotto qualcosa nel meccanismo spacca-ossa del combo di New Orleans (frase banale per lasciare il fidanzato #43). Ma partiamo dall’inizio: i Down ci regalano nel ’95 “Nola“, debutto come mai se ne sono visti, sporco, pesante come un colpo di maglio, puzzolente di whiskey e di nicotina. Poi stop, per 7 anni pausa. E nel 2002 quando meno te lo aspetti eccoli ritornare con Down II: A Bustle In Your Hedgerow, un’altra cicciofigata, lercia e fangosa. Dopo questi due fantastici prodotti one does not simply publish  Down III: Over The Under: mirabile per carità, ma nulla in confronto ai precedenti. Personalmente avevo avvertito un vistoso calo a livello compositivo, come se le canzoni fossero scritte tanto per cavalcare l’onda del successo. E questo Down IV part 1: The Purple EP non fa che confermare le mie supposizioni.
Una qualità tecnico-stilistica come sempre ottima (senza quella dilagante et orrida super-produzione), nasconde una pericolosa mancanza di sentimento, quasi come se mancando l’ispirazione, i Down si sian limitati a fare una copia di loro stessi (un pò meno southern/sludge e un pò più doom). Le canzoni si lasciano ascoltare, magari in alcuni punti ti prende anche da agitare la testa, ma finisce lì: una volta passati i circa trenta minuti dell’EP ti sei già scordato tutto (mentre nessuno scorderà mai Eyes Of The South o Jail). Unica canzone salvabile è “Misfortune Teller”, una spanna sopra le altre, ma caspita, “The Man That Follows Hell” era ben altra roba. Non riesco a credere che abbiano impiegato cinque anni per sfornare un prodotto di questo genere. Da segnalare la presenza del nuovo bassista, Pat Brudners, che perlomeno non fa rimpiangere il sommo Rex. La cosa meno gradita in assoluto è stata la scelta di scomporre l’EP in una tetralogia, mossa a mio parere di dubbia utilità, fatta con l’intento di quadruplicare gli introiti. Mah. A questo punto non mi resta che pregare [divinità a piacere] nella speranza che le prossime parti (che si spera arrivino in tempi ragionevoli) rialzino il livello qualitativo, mostrando canzoni con un’anima, capaci di lasciare il segno.

(24/09/2012)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.