Dog Bite – Velvet Changes

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Marco Marzolla

Sembra proprio che la febbre neo-lisergica che ormai permea tutto lo scenario alternativo non abbia alcuna intenzione di svanire, ma senza freno il germe della psichedelia elettronica sperimentale della seconda metà degli anni ’80 continua ad infettare le orecchie degli alternativi di mezzo mondo. Così, come prima di loro è accaduto a Tame Impala, Flaming Lips e allegra combriccola, i Dog Bite indugiano in brumosi riverberi “shoegaziani” e in fluidi  tappeti sonori stesi da pad avvolgenti e Moog anni ’70. Questi ragazzi della Carpark records, etichetta di Washington che tra le sue linee vanta la presenza di Toro y Moi, escono con il loro album di debutto, delineando un notevole impasto sonoro. La chitarra riverberatissima ed eterea, ma a tratti capace di riff quasi aggressivi, paga il suo tributo alla new wave, mentre la batteria, in contrasto, si barcamena con prepotenza tra i suoni saturi di Tame Impala e dei Radiohead di Ok Computer e i rullanti stoppati e filtrati tanto cari ai White Lies. Discorso simile si può fare per la voce che, quasi lontana e assente, sembra fare una dichiarazione d’amore alla malinconia delirante di Jim Reid e ai suoi Jesus and Mary Chain. Insomma Velvet Changes, anticipato dal singolo Prettiest Pills, risulta un album decisamente interessante, che combina con maestria la lezione di pietre angolari degli ultimi venti anni, rifacendosi al passato, ma senza lasciarsi trascinare passivamente da questo, anzi mantenendo fermo lo sguardo sul suono e l’attitudine sperimentale che si sta venendo a delineare in questi ultimi anni.

(10/02/2013)

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Marco Marzolla
Marco Marzolla

Studente di medicina alla facoltà di Medicina e Chirurgia presso le Molinette di Torino. Batterista della band post-rock Acid Food.