[REVIEW] Disclosure – Settle

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Matteo Monaco

Usciti allo scoperto, finalmente. Inglesi sul passaporto e britannici nell’umore, i fratellini Disclosure – rispettivamente, classe ’91 e ’94 – sono a pieno titolo uno dei fenomeni della florida annata elettronica al di là della Manica. Lo sono ora e già lo erano, prima ancora dell’uscita di questo Settle, grazie al tam-tam a doppia firma MTV-Youtube sui primi singoli in uscita: la circonvoluzione ultra-pop di Latch insieme a White Noise, giusto per fare un esempio, che ad oggi hanno già impregnato i timpani delle folle con la l’appiccicaticcio sottile dei cori mainstream.
Il punto di Settle, a fronte di un pugno di hit che stavano facendo il giro del mondo, era di consegnare ai posteri di quest’estate un documento fedele ai canoni della nuova ondata house. Niente più che voler conquistare il mondo con  la forza di due-tre regole formali, strizzando l’occhio alla garage ’90 e alle nuovissime tecniche di rimescolamento vocale – impossibili per l’epoca dell’house classica. Sembra pochino, così sulle prime. E invece funziona eccome, il Settle che contiene – per non farsi mancare nulla – anche le cavalcate di Voices When a Fire Starts To Burn, due episodi non isolati dove si richiama senza imbarazzi il decennale sodalizio elettro-funky di stanza ad East London.
Importa che non ci sia molto di nuovo? Se da una parte riecheggiano i gorgheggi di Ben Pearce e dall’altra spunta il minaccioso fantasma di David Sylvian nei panni di una vecchiaia “nè carne nè pesce” tra sintetizzatori, dark e l’hype che non c’è più, i Disclosure passano la prova a pieni voti. Merito del groove – che sembra scritto nel codice genetico di Settle anche nei cali di tono – e del fiuto per la giusta sonorità, che non arriva soltanto dal semplice fatto di essere i più giovani. Con questi mezzi, però, la prossima volta è lecito attendersi che siano loro stessi a scrivere le regole da seguire.

(14/09/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.