Dirty South – Speed Of Life

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.2

8.2/ 10

di Mar. Val.

E’ giunto il momento tanto atteso. Dirty South, “pepita d’oro” della scena EDM internazionale, debutta finalmente con Speed Of Life, un disco a sua immagine e somiglianza: raffinato e allo stesso tempo sostanzioso. Un percorso fatto di dieci tracce che si susseguono senza intoppi: c’è un po’ dei Daft Punk, un po’ dei Led Zeppelin e anche qualcosa dei Coldplay (dai synthoni “ignoranti” alle voci soavi, passando per una sfilza di riff aggressivi, per intenderci). Nessuna collaborazione extralusso, però. Dirty South, invece che puntare (come nel recente passato) su pezzi da 90 di sicuro appeal (quali, per esempio, Alesso, Ingrosso e Thomas Gold) , preferisce schierare il talento di Rudy (suo fido collega sin dai tempi di “Let It Go”), il genio di Joe Gil e la creatività di Ruben Haze. Insomma, quest’album dall’inizio alla fine è comunque tanta roba: Gods va a tavoletta e, subito, incanta. Super Sounds, Champions e Reset, invece, contagiano: non scatta il “Do the Harlem Shake”, ma l’effetto che creano è più o meno quello. Occhio, però, a pensare che tutto finisca qui: il producer australiano, infatti, oltre che dei “riempi – pista”, si preoccupa pure di inserire brani, come Until The End, Your Heart e la vocoderizzata Something Like You, più coinvolgenti dal lato emotivo. E, come se ancora non bastasse, prima che il viaggio si concluda con la strepitosa title track, arrivano ad addolcire il tutto Sunrise e Sunset, in un mix di discreta fattura, fra downtempo e deep house.
Trovare un difetto a questo disco è davvero difficile, quindi perché perdere tempo?

(23/03/2013)

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Mar. Val.
Mar. Val.

Redattore. Studente di Sociologia all'Università di Torino. Contatti: marcovalzano@outsidersmusica.it