Dimartino – Non Vengo Più Mamma

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Marco Salanitri

Dimartino cambia ancora rotta, lo aveva già annunciato qualche mese fa in un’intervista rilasciata qui sulle pagine di OUTsiders. Nuovo abito, nuovo sound, nuovi territori da esplorare. E la svolta è radicale, di quelle che spiazzano, rimettendo tutto in discussione, prendere o lasciare. A disfare e rifare l’assetto ci pensano synth e drum machine, che irrompono in scena in maniera massiccia e spregiudicata, col chiaro intento di stravolgere ed estremizzare tutto. Di certo avranno influito, almeno in parte, i miasmi sulfurei degli Omosumo, l’estremo progetto sospeso tra industrial, kraut ed electro kraftwerkiana, che vede la partecipazione di Antonio Di Martino al basso.

L’effetto iniziale è inevitabilmente straniante e sono necessari un po’ di ascolti per familiarizzare col nuovo mood sonoro, ma superata una certa soglia (più o meno dal quarto ascolto in poi) arriva il momento in cui, terminata l’ultima traccia, parte irrefrenabile l’impulso di ricominciare daccapo.
Va aggiunto che pur trattandosi di un breve ep di sole sei tracce, questo lavoro può considerarsi a pieno titolo un mini-concept per continuità stilistica e tematica tra un pezzo e l’altro. Il disco suona infatti senza interruzioni come un’unica lunga traccia di quasi 20 minuti e le liriche gravitano intorno al tema della dissoluzione, proiettato sullo sfondo costante di un’infanzia miticamente rievocata. A tutto questo si affianca il mini-fumetto in 12 tavole, scritto da Di Martino e disegnato da Igor Scalisi Palminteri, che sviluppa il leitmotiv dei testi, chiudendo il cerchio di rimandi nella copertina, che ritrae i due protagonisti del fumetto.

No autobus apre le danze (in tutti i sensi, perché questo è un disco pensato anche per far ballare), parte voce, coretti e suoni-giocattolo da Nintendo (alla Werto), strizzando l’occhio a Battiato nella vocalità e nei cori del ritornello, quando irrompe il beat della drum machine e tutto prende il volo verso orizzonti lontani e trasognati; il testo gioca brillantemente sul tema del No (No autobus, no casa, no-vità, no cani, no-vembre…) come una piccola filastrocca tech-no-nostalgica.
Il corpo non esiste è un intermezzo strumentale dal sapore post-rock, che evolve tra riverberi e distorsioni che si espandono sui beat pulsanti dei synth e conducono alla successiva e atmosferica Piangi Maria, che parte in un sussurro di voce e tastiere in sospensione per poi esplodere in ritmiche serrate e convulse accompagnate da cori in progressione, organi psichedelici e riverberi spaziali. Scompariranno i falchi dai paesi è il culmine della dissoluzione, la voce di Di Martino non canta più ma narra il disfacimento, lo smaterializzarsi delle cose, accompagnata da un tappeto d’archi e campionatori in loop in un’epica atmosfera da armageddon.

Come fanno le stelle è il pezzo più riconoscibilmente Dimartino e che per primo si rende accattivante all’ascolto, dove le sonorità, meno stravolte dall’elettronica, sono immediatamente riconducibili al precedente lavoro, forse anche per via dello zampino di Simona Norato che torna a firmare la composizione lasciando, come sempre, un’indelebile marchio di qualità. Sulla conclusiva Non torneremo più si percepisce invece tutta l’influenza Omosumo, sia nell’incedere cattivo e distorto del basso, che nell’incalzare duro e ossessivo di ritmiche e sonorità. Un ulteriore pieno centro, dunque, per un Dimartino che ha ancora tanto da dire, sperimentando nuove soluzioni espressive senza tuttavia snaturare nemmeno per un attimo un’identità che rimane solida.

(18/06/2013)

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Marco Salanitri