Diaframma – Preso Nel Vortice

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Matteo Monaco
38^ edizione del Giro ciclistico della Lunigiana - 2012Di Federico Fiumani si può dire tutto, tranne che gli manchi l’inventiva. E nemmeno che gli difetti la capacità di cambiare – senza invecchiare – nel corso degli anni. La decade che inizia ad avere un nome, i velocissimi anni ’10 che premiano chi sa misurare il (proprio) tempo, parla di lui con la stessa voce del nostro stupore: a quasi trent’anni dal monolite Siberia, a quindici dalla sbadigliante produzione che rischiava di condannare l’artista marchigiano ad una composta senilità, ci siamo trovati tra le mani Niente di Serio e questo Preso Nel Vortice. Capitoli gemelli – confessiamo già in apertura – nel consegnare il leader degli amati/odiati Diaframma ad una seconda giovinezza. Perchè la questione centrale, al netto della scelta stilistica che persevera nelle pieghe di  un punk raccontato e di un’estetica new-wave inestinguibile, è la stessa vitalità che scaturisce dalla nuova produzione della band fiorentina. Nulla di nuovo, nulla che cambi rispetto a quelle perle che illuminarono i (troppo spesso) provinciali ’80 tricolori. Ma – come Carta Carbone ed Entropia in Niente di Serio – anche quest’anno per il cantastorie di Osimo il cambio del calendario ha avuto un significato. In Fiumani, infatti, non si è spenta la fiamma romantica (i dischi dei CCCP agli appuntamenti, in L’Uomo di Sfiducia) e nemmeno si è addolcito l’amaro dello spirito (Infelicità), mentre l’apparente bonarietà di Ottovolante (Una Canzone per Piero Pelù) non deve indurre a conclusioni affrettate: non siamo ancora al “liberi tutti” della pensione, alla dissoluzione dell’angoscia sulle fredde cifre di un assegno mensile. Al contrario, in Preso Nel Vortice si respira forte la concretezza dei giorni vissuti, delle cose da fare e dei progetti in cantiere. Ed è, questo, un elemento che sovrasta e domina il contesto – felicemente messo in opera – dall’orchestra ritmica dei nuovi Diaframma, mai al servizio della sghemba poetica di Fiumani quanto in questo capitolo più recente. Non cambia nulla, perchè cambi tutto: proprio all’opposto del Gattopardo, la metamorfosi (vera e simulata) della band gigliata ha a che fare con le sorprese che salvano dalla delusione del solito pregiudizio. Perchè lo aspettavamo più stanco e ci sbagliavamo. Intanto, questo giovane brizzolato (insieme all’altalenante formazione del suo gruppo) continua a combinare le stesse cose di trent’anni fa e suona la new-wave con la convinzione di chi non deve usare l’ironia. Forse perchè chi non è vecchio non si sforza di sembrare giovane. Chissà. Sta di fatto che ai revival costruiti a tavolino e alla mercificazione del passato c’è un antidoto, e la risposta è tutta qui.

(04/12/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.