Dexter – The Trip

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Matteo Monaco

Non serve più di un paio di scarpe ancora in sesto e di una felpa col cappuccio. Basta scendere giù in strada, sul bianco lastricato di Colonia, e trovare la propria via sul sentiero (ultra)terreno battuto ogni giorno dalle api operaie in colletto bianco come lo fu – non troppo tempo fa – dagli stivali della storia. Siamo  a casa della Melting Pot Music, la lungimirante etichetta hip-hop che ha licenziato i talenti urbani di Suff Daddy e Brenk, e che ora lancia in prima pagina la nuova fatica di Dexter.
Siamo a casa di un beatmaker con le scarpe lise e con il cappuccio sempre alzato, naturalmente. In Germania, più precisamente nel crocevia di lingue e di annose tensioni tra la vecchia Francia, gli esperimenti di Reich e un Belgio orgogliosamente diviso. A sentire The Trip, però, pare di camminare per le avenue di San Francisco, ascoltando radiogiornali d’annata e galleggiando sulle note lisergiche della Summer of Love. Già, perchè il nuovo The Trip, come spiega lo stesso Dexter, altro non è che un grande frullato di messaggi pubblicitari anni ’60 e di arrangiamenti vecchio stile, accompagnati sapientemente dal botta e risposta dei breaks di basso e batteria. Diciotto tracce ipnotiche, recuperate da un ipotetico vinile intriso di cera e di sporco, che sognano un (ancora più) ipotetico party tra George Harrison, Jerry Garcia e Grandmaster Flash. Su tutte, spicca la melodia sofferente di Psychedelic Club Scene, seguita a stretto giro dall’incubo retrò di Clouds Of Zero e la Never Knew presa a prestito – idealmente – dalla libreria di L’Orange.
Senza dire nulla di nuovo, proprio come la solita passeggiata in città. Il nippo-francese Onra e lo stesso L’Orange restano riferimenti insuperati, gli USA sono un miraggio di creatività che non sembra raggiungibile. Eppure Dexter cammina da solo e non è un tipo che pretende compagnia. Il tempo di allacciarci le scarpe e scendiamo con lui.

(06/06/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.