DevilDriver – Winter Kills

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Matteo Mezzano

devildriver-2013

Era il 2002 e dalle ceneri dei compianti tamarri Coal Chamber, Dez Fafara faceva nascere i DevilDriver. E’ il 2013 ed è appena uscito il loro sesto full length, Winter Kills, e come ad ogni nuova loro release è tutto un tripudio di frasi del tipo “Si sono liberati definitivamente dell’ombra dei Coal Chamber”, come se fare nu metal (è grazie ad i Coal Chamber che è stato coniato questo termine. The More You Know.)  fosse un peccato originale da farsi perdonare. Non mi stancherò mai di attaccare questa forma mentis chiusa e anacronistica, che ha l’unico pregio di seminare ignoranza e tensioni, basti pensare alle ripercussioni che ha appunto avuto sui DevilDriver, molto spesso snobbati per la loro ascendenza. Poi è arrivato The Fury Of Our Maker’s Hand e tutti sono rimasti in silenzio. E per non farsi mancare nulla due anni dopo si son giocati The Last Kind Words. Altro silenzio. Con questi due album han dimostrato a tutti il loro potenziale e han trovato il loro sound che è stato sapientemente riproposto in ciascuno degli album successivi. Si, anche in questo nuovo Winter Kills. Se si ricerca qualcosa di originale, questo disco potrà non dire molto, ma se si cerca il solito stile aggressivo, pesante e monocorde di casa DevilDriver questa nuova opera funziona abbastanza bene.

L’album conferma prima di tutto (se ce ne fosse bisogno) le elevate qualità tecniche della band, mostra anche la solidità del loro sound, che perde inevitabilmente di freschezza, ma che riesce a divertire e intrattenere. Forse si perde qualche sonorità più melodica in favore di un groove maggiore, ma niente di intollerabile. Forse l’unica pecca vera e propria è che tutte le canzoni tendono fastidiosamente ad assomigliarsi e questo alla lunga può risultare pesante: quello che prima non si notava per via della novità, con gli anni diventa evidente. L’unica vera variazione è in Sail, che però è una cover di un gruppo indie rock americano, gli Awolnation, amati dal figlio di Dez, e quindi non conta. Ultimato l’ascolto di Winter Kills devo dire che non mi è rimasta una o più tracce in mente, nessuna mi ha particolarmente impressionato, essendo tutte su un buon livello, ampiamente sopra la sufficienza, ma niente di più purtroppo.In conclusione l’album è buono, non ai livelli di The Last Kind Words, ma comunque un lavoro apprezzabile. Winter Kills lo consiglierei sopratutto ai fan di lunga data, ai neofiti suggerisco di procurarsi i due album citati all’inizio e da lì proseguire verso i lavori più recenti.

(30/09/2013)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.