dEUS – Following Sea

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.6


Hype
7.2


Voto
7.4

7.4/ 10

di Lorenzo Modica

Non troppo tempo dall’ultimo album Keep you close, riecco i dEUS con un altro lavoro. Troncando subito tutti i dubbi, sono loro stessi a spiegare il motivo di questa rapida uscita: “Nous avions des chansons que nous ne voulions pas perdre, que l’on ne voulait pas voir sur une étagère pendant quatre ans, nous avons donc décidé de rompre avec notre manière de travailler et de terminer les chansons rapidement avant de les rendre publiques. C’est 2012 bordel, l’idée d’attendre des mois pour les sortir semble tellement démodé.”
Con queste parole i ragazzi belgi spiegano che non volevano perdere tempo, e tenere dei brani già pronti su uno scaffale a prendere polvere e farli diventare fuori moda non era nelle loro intenzioni. Così, rompendo con il passato, ecco spiegata l’uscita di Following sea; non si pensi neanche un secondo che sia un lavoro fatto velocemente o per di più abbozzato, anzi, troviamo suoni ricamati e senza grossi colpi di testa che rendono il suono morbido e avvolgente.
L’intro dell’album Quatre mains è subito un condotto che rievoca il primo lavoro della band Worst Case Scenario, preludendo i numerosi collegamenti tra i due.
Parlato francese in modo soffuso, come solo le frasi epiche dei film anni ’40/’50 in bianco e nero sapevano fare, e sullo stesso stile troviamo le canzoni Hidden wounds e Nothings.
I dEUS riscoprono un gran lavoro sulla base dei pezzi, studiata a puntino con singole note appoggiate delicatamente sopra un sound duro e nello stesso momento soffice, inframezzate soltanto dalla voce del frontman Tom Barman.
Oltre alle parole riportate dalla band durante la presentazione, Following Sea è un album costruito in maniera diversa dai soliti, perchè si sente durante l’ascolto, brano dopo brano, che vi è qualcosa che scorre in maniera inversa al solito, dalla costruzione dei brani alle parole dei testi, fino ad alcune canzoni in cui  dalle  basi ‘morbide’ se ne ricostruiscono altre più poliedriche, come nel brano Girls keep drinking.
Questo brano, che apre con synth importanti, sembra far capire dove gli Arctic Monkeys abbiano preso il loro sound. Anche se ben ritmato e con tratti che tendono a salire attraverso suoni ‘roteanti’, il brano si trova tra uno stato di ecletticità e semplicità.
Soft Ball e Crazy about you sono i brani meno riusciti, forse un pò troppo pop, troppo delicati nel sound e nella voce. Forse in questa occasione i dEUS potevano cercare meglio tra gli scaffali!
Come in una poesia analizzata attraverso le sue figure retoriche, questo album si chiude come ha iniziato. The give up Gene chiude il cerchio di album che potrebbe essere fine a se stesso da certi punti di vista, eppure una band come i dEUS da queste situazioni può ritrovare sound perduti o ritmi che non ricordava, mentre per l’ascoltatore Following Sea potrebbe essere un’emozione molto più intima.

(07/06/2012)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com