Deftones – Koi No Yokan

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
9.0


Voto
8.5

8.5/ 10

di Matteo Mezzano

Io amo i Deftones e credo che tutto ciò che hanno prodotto sia puro nettare divino da bramare come acqua nel deserto (ed escludiamo Deftones e Saturday Night Wrist che, più che fallimenti, per me sono veri e propri misunderstanding). Koi No Yokan non ha bisogno di tanti giri di parole: è un album dei Deftones fino al midollo. Duro e monolitico, ma anche dolce e melodico, degno successore di Diamond Eyes, naturale evoluzione di quel capolavoro che fu White Pony. Tutte le canzoni sono potenza pura senza compromessi, e lo si vede già dall’opener Swerve City (quando un album parte così ti alzi e te ne vai). Cosa dire poi di Polterheist e del suo riffone à-la Meshuggah (sarò matto, ma ricorda lontanamente e blandamente Combustion). Per non parlare di Groon Squad, dal sound più Deftones Classics, tanto che mi sembrava quasi di risentire Around the Fur. E ancora Gauze dove la voce di Chino regna su tutto incontrastata. Arriva poi Entombed, timida e aggressiva, elettronica e metal, un ossimoro in canzone. In ultimo per la serie tutti i geni si conoscono arriva Tempest dove la T sta per Tool, che già altre volte han fatto la loro comparsa in un album dei Deftones (qualcuno ha nominato Passenger?). Trovare la migliore parte dell’album per me è impossibile. Se fossi sotto minaccia di morte forse direi Romantic Dreams, perché fa parte di quella serie ideale di canzoni del gruppo (come Knife Party e Rocket Skates) che più di tutte coniugano un animo sensuale con un involucro feroce. Come sempre una menzione va fatta ai testi, evocativi (“I watch the kingdoms fold”), delicati, ma anche capaci di colpire l’anima dell’ascoltatore (“From the day you arrived I’ve remained by your side In chains, entombed”).
Koi no Yokan alla fine della fiera è un album monumentale e lo considero tranquillamente il miglior album del 2012, nonché uno dei migliori della band (posto che White Pony per forza di cose resterà sempre imbattuto).
In ultimo un plauso a Sergio Vega, che sostituisce degnamente al basso Chi Cheng in riabilitazione dopo un grave incidente e al quale possiamo solo augurare una pronta guarigione.

(10/12/2012)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.