Deerhunter – Monomania

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.5


Hype
5.5


Voto
5.3

5.3/ 10

di Lorenzo Goria

Un omaggio al proprio egocentrismo. Questo è, fin dal titolo, il Monomania  dei Deerhunter. O, per meglio dire, di Bradford Cox, che alla lunga ha trasformato il gruppo in una semplice backing band riunita intorno alla sua personalità da guru. I numeri parlano chiaro: su dodici pezzi scritti, undici sono scritti interamente da lui.

Monomania offre tre quarti d’ora di rock’n’roll allucinato e distorto, a metà strada tra l’indie e il noise. Gradevole per quanto può essere gradevole non riuscire a sentire il riff, sepolto da una camionata di overdrive, riverberi ed effetti vari. Lascia perplessi anche la contraddizione in termini di voler fare del noise lo-fi registrando ad una qualità altissima, per poi sporcare in postproduzione tutte le registrazioni.  Senza dubbio le melodie sono molto orecchiabili e hanno un bel sapore vintage, ma l’insieme è guastato dall’esasperata voglia di essere alternativi ad ogni costo. Così il disco rimane spaccato tra il pop/rock e l’indie/sperimentale, sovrapposti in ogni pezzo con evidenti cesure, anche a rischio di incollare elementi troppo diversi. E Cox non ha né la forza di tirare dritto con tre minuti di rock pulito e sincero, né il coraggio di sperimentare più in là di dove si erano spinti già altri prima di lui. Meglio continuare a riproporre la stessa identica musica di dieci anni fa, e a rivolgersi allo stesso identico pubblico: una cerchia di affezionati che resteranno nei secoli fedeli.

In realtà il disco inizia bene, con il sonoro rutto che precede Neon Junkyard, un pezzo breve ed efficace con la voce di Cox in primissimo piano (come sarà in tutto il resto dell’album) attorniata da rumori indistinti, synth e chitarre distorte. È una partenza che cattura l’attenzione per i primi minuti, ma replicata per altre dieci volte porta solo mal di testa. Così, l’interesse inizia a calare dopo il ritornello niente male di Pensacola, per poi dare spazio ad una passiva ricezione delle melodie, spesso sovrastate da abbondanti disturbi aggiunti in studio. Sentire silenzio dopo l’ultima canzone è un vero sollievo.

Monomania non è né il meglio né il peggio prodotto dai Deerhunter, semplicemente un disco tra tanti, che aggiunge poco sia alla loro discografia sia al panorama musicale in generale. Tutto quello che dicono è già stato detto prima e  meglio, e non si può fare a meno di notare come la formula del gruppo stia alla lunga diventando ripetitiva non solo nel disco in sé, ma anche all’interno della loro stessa produzione. Troppo poco.

(17/06/2013)

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Lorenzo Goria

Collaboratore poco più che occasionale, studente di liceo classico a Torino e (con ogni probabilità) OUTsider più giovane in circolazione.