Deep Purple – Now What?!

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Valerio Modica

E’ uscito Now What?! disco dal titolo emblematico per i Deep Purple, una di quelle band che siede a fianco dei Led Zeppelin tra gli dei dell’ Olimpo dell’ hard rock. E anche questa volta il sound che creano è ottimo, grazie anche alla super-produzione di Bob Ezrin (Pink Floyd, Kiss, Alice Cooper) il quale, a detta di Ian Gillan, ha avuto la sfacciataggine di fargli cambiare persino alcuni testi. Ai Deep Purple..che personalità!
Il disco comincia con A simple song, molto affascinante, riesce a rapirti con una intro malinconica, e dopo un paio di minuti, molto repentinamente si accende con un rombo hard-rock, il turbo chitarra di Steve Morse apre a manetta assieme ad un organo scatenato. Il secondo brano Weirdistan è molto grintoso, forse uno dei più moderni del disco, sorprendente per un assolo di synth elettrizzante. Andando avanti troviamo Out of land epica, orchestrale con archi analogici e ritmo che tiene con il fiato sospeso fino alla fine, ma ancora molto meglio è Hell to pay che parte come una hit Rock ‘n’ roll, con il solito marchio di fabbrica organo-chitarra a farla da padrone, ma in cui a metà pezzo si insinua un gran solo di Hammond, aggiungendo dei toni molto progressive.
Durante le registrazioni del disco a Nashville è mancato il tastierista storico del gruppo di Hertfort, Jon Lord, al quale è stata dedicata Above and Beyond, molto romantica che parla di un uomo che lascia un amore e promette di tornare, un concetto rivolto al grande organista, al quale in realtà è dedicato tutto l’ album. Il brano seguente, Blood from a Stone, è un blues lento, che si trascina come un giornata di pioggia incessante,  poi sfocia in rabbia con un ritornello dove Gillan irrompe con la sua voce potente e limpida, poi a metà brano un solo di piano elettrico simile a Riders on the storm riporta la quiete dopo la tempesta. L’ intero album presenta pezzi che non vanno mai sotto i quattro minuti e finalmente i Deep Purple sembrano infischiarsene delle canzoni pensate sotto l’ aspetto commerciale; il fattore fondamentale è che riescono a creare e sviluppare i brani in maniera naturale, rimanendo fedeli all’idea e all’ispirazione iniziale. E’ questo il caso di Uncommon Man, che ha bisogno di ben sette minuti e mezzo per deliziarci attraverso un inno epico, che comincia con la chitarra pulitissima e super effettata di Steve Morse, e poi continua su un intreccio appassionante di fiati-organo-chitarra che ci portano in atmosfere epico-cavalleresche. Completamente differente è Après vous, più underground, un suono più cittadino, duro e deciso che prende slancio attraverso un orgasmo organistico in cui Don Airey mette in mostra tutto il suo talento, e presenta una sessione mediana strumentale eccezionale, che si snoda nel solito duetto chitarra-organo sorretto dal geniale basso di Roger Glover.
Forse l’ unica pecca di questo lavoro è il finale che chiude in sordina, con due pezzi, All the Time in the World e Vincent Price , non proprio all’ altezza del resto del disco: la prima è più classica, sicuramente radiofonica, mentre seconda è molto tetra, certamente un omaggio all’omonimo attore, interprete di numerose pellicole horror.
Ad otto anni dal loro ultimo disco questi ragazzacci degli anni quaranta ci fanno capire che sanno ancora fare dell’ ottima musica, creativi ed eclettici, con una passione per i live infinita. Loro che ancora fanno sognare qualsiasi ragazzino voglia diventare un chitarrista, grazie al mitico riff di Smoke on the Water, loro che in  A simple song, il brano che apre Now What?! parlano del tempo (“Time it does not matter, but is all we have”), quasi come se gli stesse sfuggendo e finendo, ma noi in fondo sappiamo che il tempo per i Deep Purple è infinito, perchè sono immortali.

(02/05/2013)

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Valerio Modica
Valerio Modica

Studente di cinema al DAMS di Torino,appassionato di musica suona sia il basso che la tastiera.