Dead Gaze – Dead Gaze

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Max Sannella

L’americana Fat Cat Records licenzia un tot di minuti sonici di tutto rispetto, minuti dove battono cassa gli echi psichedelici, gli spleen popular ed una straordinaria capacità di liquidare una volta per tutte la dicitura pop-noise per insediare il logos psych-surf a reggenza alterata di una nuova classe musicale. Stiamo parlando del primo disco di Cole Furlow – già mentore del Cast Purring Collective – che con questo omonimo lavoro a nome Dead Gaze prova a spaziare in qualche galassia a rasoterra, un ciclo di note e folgorazioni compresse tanto da sembrare aliene e provenire dai ruvidi sipari di una passione desertica.
Il quintetto del North Mississippi adora suonare e cantare “sotto sforzo” con l’irruenza elettrica versata in un lo-fi dannato, frizzi di una registrazione che pompa garage distorto e lo fa passare per innocenza surf, senza sottomettersi un secondo al volere di un ascolto pacato. Quello che viene fuori è un autentico testo stravagante, che vale la pena assorbirne le radiazioni scottanti; dodici tracce dove acidità e riverberi fanno comunella insieme a momenti eterei e dissolti in armoniose poetiche, una tracklist maliziosamente azzardata  che produce scenari schizoidi quanto teneroni, brani con la ruvidità del vetro e dolciastri come caramello ma mai appiccicoso, mai noioso.
Di psichedelia ce n’è da vendere, come la volontà di confrontarsi con certi anni Sessanta nel versante di Santa Monica, tra le memorabilie alternative e le ondate ubriache del tempo, echi e stordimenti che si ingrossano in “You’ll Carry On Real Nice”, “This Big World”, si orientalizzano in “Future Loves and Sing Abouts” mentre un leggera schiarita di suono e lirica si apre nella ballata ariosa “I Found The Ending”, ma è solo un giramento di testa, pura illusione in quanto, con l’arrivo di “A Simple Man” e “Fishing With Robert” tutto riprende a tornare sulle coordinate psicotrope e fumate ad oltranza.
Dall’immaginario “compresso” e disturbato dei Dead Gaze un piccolo rubino strampalato che celebra degnamente il senso storto della vita.

(23/05/2013)

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Max Sannella
Max Sannella

Redattore.Parolaio e giornalista da 20 anni, tra note e distorsori, con l'Umbria come terra e la musica come amante.