De La Soul’s Plug 1 & Plug 2 – First Serve

Pubblicato il 2012/04/26 da
Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

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di Lorenzo Li Veli
recensione

I De La Soul, sebbene a volte troppo snobbati dalla grande massa, rappresentano un gruppo fondamentale nella storia del rap. I primi due album della band sono pietre miliari: 3 Feet High & Rising e De La Soul Is Dead hanno influenzato tutte le generazioni future di artisti di questo genere. Fortuna vuole che i De La Soul quest’estate scendano in Italia: il 23 giugno saranno tra i protagonisti del Jazz Re:Found Festival di Vercelli. Una data da non perdere.
Il 2012, però, vede anche il ritorno sulle scene della band, assente ormai dal positivo The Grind Date, datato 2004. Questa volta, però, il trio non è al completo: per questo progetto si presentano solo Posdnous (Plug 1) e Dave (Plug 2), con Maseo dietro le quinte. Nessun timore, però: la qualità dei De La Soul, nonostante quest’inedita formazione, è rimasta costante. L’idea di fondo che anima l’intero progetto è interessante: nel Queens (quartiere periferico di New York) a fine anni ’90, due amici d’infanzia si confrontano su diversi fronti. Deen Witter (Plug 2) e Jacob “Pop Life” Barrow (Plug 1) sono i due protagonisti della vicenda, diversi, ma allo stesso tempo uniti. Più morigerato e introspettivo Deen, più estroverso e frivolo Jacob, i classici due opposti che si attraggono, grazie al sogno che hanno in comune: diventare degli mcs di professione. I due condividono tutto, dalle preoccupazioni (Small Disasters), ai differenti progetti (Pushin Asides, Pushin Along), fino al successo finale (We Made It). Ecco che, in questo punto, l’album, invece di perdere interesse, ne acquisisce ancora di più, tenendo l’ascoltatore col fiato sospeso; quando la storia iniza la sua parabola discendente, il disco compie il percorso opposto. I due protagonisti, una volta realizzato il proprio sogno, perdono di vista i valori che avevano contraddistinto la loro unione. Lo spirito di gruppo si sfascia, le individualità prevalgono sulla collettività ed è interessante osservare come i due rapper riescano a descrivere al meglio questa situazione (Clash Symphony). Una storia coesa, un filo ininterrotto, una parabola che ricorda molte storie della vita comune. A supportare le liriche, non manca un tappeto sonoro molto vintage, basi rètro che ricordano quel filone hip hop anni ’90 troppe volte dimenticato.
Firse Serve è un tuffo nel passato, un piccolo diamante grezzo. Un monito per le nuove generazioni di rapper: è fondamentale guardare al passato, per costruirsi il futuro. Prematuro dirlo, ma si candida a buon diritto a essere uno degli album dell’anno.


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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino. Contatti: lorenzoliveli@outsidersmusica.it

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