Darwin Deez – Songs For Imaginative People

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Federico Norcia

Tre anni dopo il suo primo ed omonimo album Darwin Deez, all’anagrafe Darwin Smith, si accinge a mostrarci il suo nuovo, psichedelico e geometricamente sconnesso lavoro dall’emblematico titolo Songs For Imaginative People. Già dalla prima traccia, (800) Human, si precepisce che il nuovo album dell’artista newyorchese non si pone di certo come un’easy-listening pomeridiana, da ascoltare per scacciare le ansie del periodo pre-esame universitario. Riff di chitarre distorte condite con contorno di synth e dubstep-drum-machine la fanno da padrone, il tutto completato da una linea vocale tutt’altro che immediata. Roba da mettersi le mani nei capelli. Per fortuna (o sfortuna, a seconda di come ci si pone dinnanzi a quest’album) si procede con qualcosa di più facile. You can’t be my girl, dal punto di vista stilistico, è sicuramente più semplice rispetto al brano precedente: ricorda molto gli Strokes e l’ultimo Casablancas, quello che più osa rispetto al passato, improvvisando delle linee in falsetto che difficilmente avremmo previsto ma che, in fondo, non sono poi così male. Stesso discorso vale per brani come Good to Lose, Alice e No Love, nella quale,in realtà, si percepisce anche una lontana influenza “alla Arctic Monkeys ultima maniera”.

Una nota di merito va certamente data al brano Free (The Editorial Me), nel quale Deez riesce perfettamente nell’intento di mixare una traccia spudoratamente rock’n’roll in stile The Hives con una ballatona d’altri tempi “alla Kooks”.

L’album si chiude poi con All in the Wrist e Chelsea’s Hotel, due brani molto diversi tra loro ma che ben identificano la vera natura di Songs for Imaginative People. Qui non si parla di un artista che, giunto al suo secondo lavoro, sta tentando di rinnovarsi, anzi, è molto probabile che questo sia l’ultimo dei suoi pensieri. Qui siamo di fronte ad un sognatore che, chiuso in una stanza buia e con davanti a sé qualunque tipo di artefatto elettronico, cerca di dare voce ad ogni sua singola sinapsi, tramutandola in suono. E il risultato di tutto ciò è stupefacente. Può piacere o meno, ma questo è Darwin Deez. Prendere o lasciare.

(20/02/2013)

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Federico Norcia
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