[REVIEW] Darkside – Psychic

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
7.5


Voto
8.0

8/ 10

di Manuel Polli

darkside1

Nicolas Jaar e Dave Harrington sono due amici di vecchia data che hanno unito le forze e la passione in un progetto comune: Darkside è il nome del progetto e Psychic, il disco che ne è uscito (su Other People), è un gioiellino di rara bellezza, un’elettronica che supera i confini del dancefloor per virare verso quei territori “intelligenti” di cui Aphex Twin ne fu il pioniere, una sorta di rivisitazione dei Black Dog in salsa blues, in poche parole, un ottimo lavoro.
Una collaborazione nata nel 2011, quando Dave accompagnava con la sua chitarra il tour di Nicolas, in quel periodo sull’onda dell’ottimo Space Is Only Noise. Sempre di quell’anno la pubblicazione delle prime tre tracce ufficiali racchiuse in Darkside Ep e poi, a parte qualche sporadica esibizione (da sottolineare le cinque ore di live al MoMa di New York nel 2012) più niente, tant’è che la curiosità per questo Psychic negli ultimi tempi era cresciuta parecchio.
E l’attesa viene pienamente ripagata da un lavoro che coniuga brillantemente l’approccio di stampo minimale di Jaar (non a caso ha in Villalobos uno dei massimi ispiratori) e la sei corde di Harrington, quest’ultimo perfetto nello sporcare di blues i beat del compagno. Strumenti veri, macchine analogiche (i synth di stampo ottantiano danno un ottimo retrogusto retrò) ma anche laptop di ultima generazione, Nico e Dave si divertono senza prendersi troppo sul serio, sfornando un groove elegante ed avvolgente, a volte letteralmente trascinante (alzi la mano chi tiene il piede fermo tra i clap-hand e la chitarra funky di The Only Shrine I’ve Seen).
I dieci minuti dell’iniziale Golden Arrow sono i più introspettivi del disco, suddivisi tra tastierone alla Tangerine Dream, interferenze sintetiche e brevi arpeggi di chitarra, possono tranquillamente accontentare sia i clubbers più raffinati sia i nostalgici di certo space-rock seventies. Dopo le note rarefatte di piano dell’ambientale Sitra è la chitarra a farsi sentire con più covinzione: rockeggiante in Heart, spudoratamente blues in Paper Trails, mentre i tribalismi di Freak, Go Home assumono presto le sembianze di un breakbeat essenziale cosparso di glitch. Il livello proposto non cala neanche tra le sghembe dissonanze di Greek Light o nell’elegante trip-hop della conclusiva Metraton.
Non sappiamo che progetti abbiano in futuro Nicolas e Dave, sicuro è che saranno in molti con l’acquolina in bocca in attesa di nuovi lavori. Per ora, gustiamoci questo Psychic.
Gruppo da seguire e, possibilmente, da vedere.

(26/10/2013)

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Manuel Polli