The Darkness – Hot Cakes

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Davide Agazzi

Dopo il successo planetario di Permission to Land, i dubbi mostrati da One Way Ticket To Hell…and Back (meno festaiolo, meno immediato, ma non per questo da buttar via) e la lunga assenza dettata dalle droghe e dai litigi, nessuno si aspettava un ritorno dei fratelli Hawkins. Una scomparsa dalle scene che aveva rattristato tutti coloro che avevano visto nei Darkness il grande ritorno dell’hard rock in salsa glam, con le provocanti tutine à la Freddie Mercury, le schitarrate degli AC/DC ed un falsetto diventato inconfondibile. Ed era proprio il futuro del cantante Justin, che nel mentre aveva fondato gli Hot Leg, a destare più perplessità. Invece eccolo là, nel 2012, sempre capellone,  smilzo, con un paio di baffi da far invidia a Jack Sparrow. L’attesa, neanche a dirlo, era alle stelle. Hot Cakes, terzo disco in studio dei londinesi, si caricava sulle spalle un’eredità pesantissima. I Darkness dovevano riuscire a riproporre un calderone musicale saturo di riferimenti storici senza far esplodere il pentolone: dai Led Zeppelin ai Def Leppard, fino ai Thin Lizzy e perchè no, agli Iron Maiden, senza escludere qualche deviazione oltreoceano sulle note di Boston, Van Halen e Kiss. Il primo bilancio è certamente rassicurante: ascoltando l’album, ci si sente sempre a casa. La materia prima da cui i Darkness attingono è la stessa dei tempi migliori e dovendo fare degli inevitabili paragoni col passato, il disco non sembra distaccarsi troppo dal mitico Permission to Land. Un buon compromesso tra i cazzoni stellari dell’esordio e tutto quello venuto dopo. E nonostante rimarrà sempre viva la disputa sulla bontà del prodotto Darkness, o meglio, sulla sua originalità, visti i numerosissimi richiami del passato, è ormai certo che sono davvero pochi a ripercorrere la storia della musica a questa velocità. Così, se da un lato  Street Spirit (Fade Out), cover dei Radiohead, poteva essere facilmente evitata, alcuni pezzi, come Every Inch of You, With a Woman ed il singolo Nothing gonna stop us possono entrare di diritto tra le migliori tracce del gruppo. Undici canzoni dove risulta effettivamente difficile trovare un vero e proprio tormentone (così come risulta difficile trovare un vero flop) per un album che va ascoltato nella sua interezza. Come sempre, cura maniacale per tutto quello che riguarda l’universo Darkness: dai tre video promozionali scelti per lanciare il disco (clicca qui per il testo e la traduzione di Everybody Have a Good Time)  ai fotogrammi reperibili in rete scattati durante la realizzazione della copertina (una vera goduria per il pubblico maschile), il gruppo degli Hawkins non ha voluto lasciare nulla al caso. Un ritorno preparato nel dettaglio con una chicca senza precedenti: la tournèe mondiale con Lady Gaga che ha già fatto registrare sold out quasi ovunque, nel segno del glam-rock più sfarzoso.

(28/08/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.