Dargen D’Amico – Nostalgia istantanea

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
9.0

9/ 10

di Paolo Angeletti

Dargen D’Amico aveva preannunciato un disco decisamente particolare, permeato di nostalgia istantanea, un concetto che lui stesso ha definito. Come se non bastasse, un disco distribuito solo in vinile e su iTunes. Si tratta di un disco davvero particolare, composto da due sole tracce da circa venti minuti l’una che, per forza di cose, non hanno un vero nucleo, ma si strutturano come due lunghi flussi di coscienza durante i quali difficilmente Dargen si sofferma su un argomento per più di poche rime. Basta un attimo e si è passati a un altro argomento, attraverso sottili passaggi illogico-logici, in un flusso simile, più che a una cascata, a un’infinita fontana zen: delicata, nostalgica e armoniosa, ma mai dissonante e mai impetuosa. Un disco da assaporare, da ascoltare e riascoltare scorgendo di quando in quando un nesso tra due argomenti, senza fare di questo una ricerca spasmodica e ossessionata, piuttosto lasciando che in questi nessi si incappi casualmente, di quando in quando, e seguire invece la voce di Dargen giù per le terrazzine della fontana fino al placido laghetto finale.
Il vinile, un formato che Dargen ha scelto per sottolineare che non si tratta di un album da ascoltare svogliatamente, vuole che l’ascoltatore decida coscientemente di porsi all’ascolto, conferendo all’ascolto stesso un valore maggiore e più profondo. Basi minimali, curate senza che abbiano a risaltare più del testo, accompagnano questa esperienza che sgorga spontanea da Dargen, durante le ore che precedono e seguono la notte, esperienza in distinguo rispetto all’esperimento, dove le condizioni si impongono, per invece sottolineare un aspetto estremamente spontaneo e naturale, così come spontaneo e naturale dovrebbe essere l’ascolto del disco. Tra narcolessico e enciclopedio, aspetti che caratterizzano il lavoro e definiti da Dargen in postilla al primo flusso, è facile perdersi fra le magiche parole dell’autore, per “svegliarsi” dopo pochi secondi, magari proprio incappando in uno dei collegamenti di cui sopra.
Fare riferimenti alle frasi dei due flussi sarebbe inutile e dispendioso, nonchè estremamente decontestualizzante. Quello che emerge da questo lavoro è un genere nuovo, in qusto senso anche sperimentale, che rappresenta un unicum nel rap italiano e si colloca, per conformazione, lontanissimo da qualunque altro lavoro ascritto al genere. Non si sta più all’interno del classico approccio all’ascolto, ma ne propone uno nuovo, allontanandosi definitivamente dalla conformazione classica di una canzone, con qualche collegamento solo a qualche esperienza simile del panorama indie italiano e ad alcuni testi dello stesso autore che, comunque, mai si era spinto così in là e mai, forse, aveva composto qualcosa di tanto elevato.

(10/06/2012)

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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it