Danilo Perez – Panama 500

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Eugenio Goria

daniloperezDa buon allievo di Dizzy Gillespie, Danilo Perez ha saputo fare suo il concetto di jazz pan-americano, e lo dimostra ancora una volta in Panama 500, un omaggio alla storia del suo Paese d’origine, e ai cinque secoli dalla sua scoperta, che si colloca come prosecuzione ideale di una ricerca delle origini iniziata anni fa con Motherland, e quindi con Providencia.

Il disco, che si avvale tra l’altro di un ottimo ensemble di musicisti, unisce in maniera unica l’approccio jazzistico, con le calde sonorità della musica tradizionale panamense. Il brano di apertura, Rediscovery of the South Sea, è un’ottimo esempio di questa riuscita sintesi, in cui le danze si avvicendano con improvvisi cambi di tempo. Ancora, il riferimento alla componente indigena, ancestrale, da cui la musica pan-americana di Perez trae forza ed espressività, è reso esplicito grazie all’inserimento di poche frasi in guna, una delle lingue indigene dell’Istmo. Così si apre la title track, che prosegue con una frenetica suite di denesas, una delle danze popolari panamensi.  La parte centrale del disco è poi occupata da una suite di tre brani intitolata The Canal Suite: un trionfo di percussioni scandito dal ritmo della clave, in cui danno ottima prova di sé il percussionista Rogério Boccato e il batterista Adam Cruz, specialmente nel movimento conclusivo, Melting Pot (chocolito).

È logico che quando si ha a che fare con l’elemento latino la componente ritmica è la più appariscente, ma Perez sa benissimo che questa può anche essere un’arma a doppio taglio, e che il tutto rischia di suonare alla fine un po’banalotto. E allora, e qui sta la genialità, il pianista si diverte a complicare il tutto, a stuzzicare l’orecchio senza mai fornire facili soluzioni, in un gioco di accenni e piccoli virtuosismi che in alcuni tratti complicano grandementegli schemi ritmici tradizionali, in favore di una minuziosa ricerca dell’elaborazione formale da cui il disco acquista valore, senza perdere quel senso di colore e semplicità che caratterizza la musica latina.

(06/03/2014)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.