D’Angelo: vita, hype e miracoli del Black Messiah

di Ermanno Becchis
Hype o qualità? Fuffa o sostanza? Sicuramente tanta scena per la prima performance live su SNL di D’Angelo (nome d’arte per Michael Eugene Archer) e del suo team di musicisti The Vanguard. Nel video si vede D’Angelo indossare il cappello che di solito vedi addosso all’artistoide del bar sotto casa, dei guanti che farebbero invidia a quelli dei Lonely Island in Boombox (“everybody is wearing fingerless gloves”), mantelle come se si dovesse fare un remake di Zorro e tatuaggiazzi in vista. Una scena giustificata dalla riuscita dell’esibizione e dagli attributi di Black Messiah, quarto, pluri-annunciato album di D’Angelo and The Vanguard. A distanza di 14 anni da Voodoo, ribussano a tutte le porte degli ascoltatori quelle melodie soul & funk che forse mai se n’erano andate – vedi la “chitarrina” di Nile Rodgers in Get Lucky che tanto ha riempito le teste di milioni, forse miliardi, di persone.Voodoo è un album veramente radio-friendly: registrato tra il ’98 e il ’99 quasi interamente all’Electric Lady Studios in New York City, ha fatto felice tutta la Virgin Records e anche il pubblico meno attento. Effettivamente non serve una particolare cultura musicale per apprezzare Voodoo. Stranamente però, tutte le tracce, tranne Untitled (How Does It Feel), sono state registrate senza overdubbing, ovvero senza l’aggiunta di suoni dopo le sessioni di registrazione. Gesto in controtendenza con le incisioni del periodo, almeno nel mondo R&B.

Come detto, da Voodoo a Black Messiah si sono rincorsi ben 14 anni, tempi lunghissimi per l’industria discografica, soprattutto per una big come la Virgin Records che ha rotto il suo matrimonio con D’Angelo nel 2005. D’Angelo beveva troppo già nel 2001 e le sue relazioni con fidanzata e parenti erano ridotte all’osso. L’avevano pure beccato con della marijuana. Soluzione? Ritirarsi sull’isola di Antigua, forse ariflettere, sicuramente a disintossicarsi. Parte dei frutti di questo ritiro tutt’altro che sportivo si possono ritrovare in Black Messiah, dove, sì, c’è anche tempo per riflettere (Really Love, Another Life) e recuperare qualche ritmo mediterraneo, soprattutto nella performance per SNL. Non solo brilli ancheggi quindi (Sugah Daddy, Back To The Future part II), ma anche e soprattutto grandi composizioni (1000 Deaths, Prayer, The Charade). Come volevate che andasse quando tra gli ospiti/collaboratori esplodono i nomi di Snoop Dogg, Q-Tip e J Dilla (solo per dirne tre)? Hype e qualità vanno a braccetto. Ascoltando Black Messiah di D’Angelo and TheVanguard si potrebbe covare il desiderio di vedere diversi Gesù mulatti (o neri) su tutte le croci d’Italia. L’album sembra quasi bisbigliare “potere nero” e se non lo dice D’Angelo a voce bassa lo lascia intendere tramite i suoni. Sarebbe comunque una presa di potere dolce e traghettata dal ballo. Potrebbe bastare questo per farvi piacere il disco e riscoprire un po’ di anti-razzismo (o megalomania-nera). E se siete rimasti impressionati dalla bellezza soul degli ultimi due lavori di D’Angelo, rendete grazie anche a O’Jays con Ship Ahoy, Stevie Wonders con Talking Book, gli Ohio Players, i Parliament Funkadelic e Bootsy Collins con Ah the Name is Bootsy: che il funk’n’soul sia con voi.

(11/02/2015)

Commenta
Ermanno Becchis
Ermanno Becchis

Laureato in Comunicazione Pubblica e Politica all’Università di Torino, negli ultimi anni ha lavorato per 110webradio, muovendosi poi verso RadioOhm, Radio LDC 95 e Radio Banda Larga. È corrispondente su Torino per la testata Ustation.it. Esperienze come traduttore (Torino Jazz Festival, evento EuropaCLE, dirette radio) da inglese a italiano e viceversa. Collabora con OUTsiders Musica.