Dan Deacon – America

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Redazione

Dan Deacon sembra essere cresciuto. Rispetto all’album precedente, questo America ci presenta l’artista in una nuova veste compositiva. Saranno state le collaborazioni per la colonna sonora del film di Francis Ford Coppola, o il desiderio di non supportare quella cultura di “party e sballo” che involontariamente la sua musica ha alimentato, soprattutto nei suoi live show. Deacon ha cambiato direzione per focalizzarsi interamente sulla sua arte ed creato forse l’album più riuscito della sua carriera. America può essere suddiviso in due parti, la prima orientata più al pop, e la seconda intitolata USA composta di quattro parti. Le prime cinque tracce sono caratterizzate da un’inaspettata serenità nelle composizioni, in cui i synth e le percussioni si incrociano in arpeggi che non possono non trasmettere il buon umore. A tratti viene alla mente la perfetta chimica creatasi tra Chemical Brothers e Flaming Lips nella loro collaborazione The Golden Path. Guillford Avenue Bridge, la prima canzone del disco, impiega 30 secondi di distorsioni sonore prima che le percussioni facciano il loro ingresso per unirsi a una cascata sonica, interrotta soltanto da un interludio atmosferico e ipnotico da mozzare il fiato. True Thrush è invece la prima traccia cantata del disco. Le musicalità sono squisitamente pop e orecchiabili con vocalità dai chiari richiami a un dream-pop di classe. Affascinanti anche le influenze psichedeliche evocate da cori e dall’accompagnamento di battiti di mani. Queste canzoni, tra cui includiamo anche Crash Jam, sono il tipo di composizioni complesse, pop e gioiose che tanto fanno apprezzare Deacon. Prettyboy tuttavia fa rallentare il ritmo, e funge da intro perfetto per la seconda parte di America. La sessione chiamata USA incorpora le sonorità fino a qui ascoltate in una nuova veste quasi orchestrale. Gli strumenti acustici hanno un ruolo centrale e vengono plasmati alla perfezione tra le mani di Deacon. La prima parte intitolata Is a monster si apre con un accompagnamento di archi che procedono sinuosi per metà del brano per esplodere in un muro di synth. Anche la voce di Deacon si può sentire crescere nel sottofondo. Sul finale del brano gli archi iniziali vengono ripresi e accompagnati da potenti percussioni che fanno suonare il pezzo con un tono quasi epico. Il viaggio attraverso America continua con The Great American Desert, caotica e vera e propria cavalcata attraverso i deserti americani. Rail è invece una composizione quasi acustica e di transizione a cui segue Manifest che trasmette tutta quella carica vitale che la traccia precedente sembrava aver mantenuto in sospeso. Forse questa sarà una nuova esperienza per coloro che si aspettano un lavoro simile a quanto Deacon ha creato fin qui. Con questo lavoro, oggi, ci sta invitando a far parte della sua visione di quel posto chiamato America, e a perderci completamente in essa.

(18/01/2013)

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